Armored Saint – Recensione: Punching The Sky

Ammetto senza false ipocrisie che gli storici guerrieri del classic metal statunitense, detti anche Armored Saint, pur avendo prodotto dischi storici e contendendo con gli immensi Savatage il premio come “band metal più sfortunata del millenio”, non mi siano mai entrati nella pelle e nel cuore. Ho sempre avuto un estremo rispetto per loro e per una storia travagliata fatta di cadute e di ritorni, sempre accolti con grande passione dai fans del loro piccolo grande culto metallico.

Gli Armored Saint, ad ogni stop, hanno sempre avuto la capacità di rimanere integri e di incamerare una energia sufficiente per ripiombare sul mercato con dischi sempre di buona qualità. Facile per ognuno di noi, che portiamo il metallo fieramente nel petto e nei nostri ricordi musicali, poter incarnare i sentimenti in una “razza” (per citare un loro album) che non rappresenta una appartenenza vera e mai offuscata dal music business e dai suoi velocissimi cambiamenti. Le mode passano, gli Armored Saint sono ancora qui.

Questo appare il senso ed il messaggio di “Punching The Sky”, opera numero otto del quintetto americano, che conferma una cadenza di uscita ormai quinquennale, visti i molti impegni certi di un artista e produttore e bassista eccellente come Joey Vera (un tizio che ha detto no ai Metallica per fedeltà verso i suoi compagni di band), ma che mostra anche un gran lavoro di songwriting di una band che pubblica dischi solo quando ha realmente qualcosa da dire e dimostrare.

Infatti, abbiamo davanti a noi un vero e proprio parco giochi dell’heavy metal, suddiviso in undici capitoli e cinquantatrè minuti, dove viene ripercorsa tutta la storia del nostro genere e mille influenze ed epoche vengono fuse ed armonizzate con sapida sapienza dalla band, che non dimentica proprio nulla: le chitarre soliste classicissime degli anni ottanta, la cupezza alternativa degli anni novanta, frammenti di ricordi hard rock seventies e di immediatezza che sconfina quasi nel rock melodico, ma sempre irrobustita da riffs roboranti ed una sezione ritmica che riesce ad essere dinamica quanto possente. Su tutto si staglia un John Bush, magnifico cantore a suo agio in tutte queste “variazioni sul tema”, che poi riescono sempre a portarci a casa, con un grande sorriso di soddisfazione metallica.

Se cercate quindi un disco di heavy metal che sia un eccellente incontro tra antico e moderno, fermatevi qui. “Punching The Sky” è un atto di speranza importante in questo anno orribile, da esserne fieri e che colpisce al cuore, anche al mio. Godetevi ogni canzone, una alla volta, ed avrete grandi sorprese e soddisfazioni. Buon ascolto!

Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2020

Tracklist: 01.Standing on the Shoulders of Giants 02.End of the Attention Span 03.Bubble 04.My Jurisdiction 05.Do Wrong to None 06.Lone Wolf 07.Missile to Gun 08.Fly in the Ointment 09.Bark, No Bite 10.Unfair 11.Never You Fret
Sito Web: http://www.armoredsaint.com/

Antonino Blesi

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Ascolta metal dal 1983, ha 46 anni e non vuole certo smettere. La passione vince su tutto, e sarà anche scontato, ma la buona musica non morirà mai, finchè qualcuno continuerà a parlarne ed a canticchiare un vecchio refrain....

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