Arena – Recensione: The Unquiet Sky

Forse anche a causa dei vari impegni che hanno coinvolto membri stabili come Clive Nolan e John Mitchell, negli ultimi dieci anni le uscite targate Arena si sono parecchio diradate. Il ritorno di qualche tempo fa con il valido “The Seventh Degree Of Separation” (la recensione) aveva portato novità sia a livello di line-up, con l’ingresso del nuovo singer Paul Manzi, che dal punto di vista stilistico, con un approccio più diretto e vicino all’hard rock.

Con “The Unquiet Sky” la band fa invece mezzo passo indietro, tornando a dare più spazio alle tastiere di Mr. Nolan e riportando il baricentro più prossimo al prog sinfonico dalle tinte drammatiche che ne aveva caratterizzato le uscite migliori.

Splendida è già l’apertura di “The Demon Strikes”, magnifica traccia ricca di magniloquenti cori e atmosfere malinconiche. Il tono narrativo è garantito dall’ispirazione letteraria da cui l’opera prende spunto, ovvero dalle storie di fantasmi raccontate da M.R. James e in particolare da “Casting The Runes, pubblicata nel 1911 e già ispirazione per un film noto ai cinefili dell’horror come “Night Of The Demon”.

L’argomento si adatta alla perfezione alla musica creata dalla band, spesso percorsa da toni cupi e da una sensibilità ricolma di melodia, ma altrettanto immancabilmente tesa a dipingere scenari foschi (ricordiamoci che la maggior influenza degli Arena restano i Marillion). Un brano come “How Did It Comes To This?” ha infatti lo stesso passo introspettivo della band di Fish, ma anche la più dura “The Bishop Of Lufford” conserva il carattere misterioso di certe storie fantastiche che vanno raccontate alla sera e a lume di candela.

Un’intonazione costantemente declinata al drammatico che si traduce in brani sempre carichi di enfasi, come la bellissima “No Change Encounter”, contrassegnata da una musicalità sempre tesa e in bilico tra hard rock, prog e qualcosa che rimanda addirittura a ritmi reggae.

Particolarmente ispirati appaiono anche i momenti più rilassati e classicamente prog, come la title track, ricca di abbellimenti sinfonici di tastiera e accompagnata da una melodia sognante di chitarra quasi costante.

Da rimarcare anche il finale strabiliante di “Traveller Beware”, una song che in sette minuti riassume tutto lo scibile del genere, partendo suadente e sottile, per poi diventare furente nell’incedere ritmico al confine con il metal e dissolvere lentamente in un saliscendi di inserti solisti, arrangiamenti pianistici e trasformazioni vocali teatrali.

Un gran bel disco per gli Arena, uno dei meglio riusciti dell’intera carriera. Un must per i fan e per chi non conoscendoli ha voglia di scoprirli partendo dal top.

Voto recensore
8,5
Etichetta: Verglas

Anno: 2015

Tracklist:

01. The Demon Strikes
02. How Did it Come to This?
03. The Bishop of Lufford
04. Oblivious to the Night
05. No Chance Encounter
06. Markings on a Parchment
07. The Unquiet Sky
08. What Happened Before
09. Time Runs Out
10. Returning the Curse
11. Unexpected Dawn
12. Traveller Beware


Sito Web: http://www.arenaband.co.uk/

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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