Ardours – Recensione: Last Place on Earth

Qualcosa non va in casa Tristania, considerato che, a distanza di sei anni da “Darkest White”, Mariangela Demurtas ha formato un altro gruppo, gli Ardours già attivo in sede live da quasi un anno. In effetti è da circa 6 anni che il suo gruppo non ha pubblicato niente di nuovo: possiamo quindi supporre che si dedichino ormai solo ai concerti e che la loro situazione discografica sia terminata. Assieme a lei, si è unito anche Kris Laurent, pseudonimo del polistrumentista Cristian Scarponi, già chitarrista dei Cadaveria, un altro gruppo che attualmente non sta passando un bel momento (Raffaella Rivarolo sta combattendo da mesi con un tumore al seno): insomma, questo progetto è un evidente rilancio di due musicisti di due band dalla situazione molto instabile. Il risultato è “Last Place on Earth“, il loro album di debutto.

Strana etichetta, la Frontiers Records. Pur essendo specializzata in dischi AOR e di rock/metal melodico legati all’estetica anni 80 più di ogni altra cosa, stavolta ha prodotto un disco che ha ben poco a che fare con il loro genere, trattandosi piuttosto di un post-grunge più moderno, ma non per questo spigoloso o difficile. “Last Place on Earth” è un album abbastanza diretto, in cui le melodie sono prive di fronzoli e di tecnica, ma in cui c’è un lavoro di arrangiamento e produzione non indifferente, evidente già nelle linee di chitarra in tremolo nella traccia più corta, “What Else Is There“. La title track è un semplice pezzo in 4/4 con riff vasti di influenza Katatonia, “Design” segue la stessa strada con palm-muting nelle strofe e linee di sintetizzatori, e “Truths” raggiunge un climax epico durante il suo ritornello catartico. Inutile dire che le tracce con i video pubblicati in anteprima sono i pezzi forti dell’album: “Last Moment” ha un retrogusto post-grunge vecchio di due decenni, un’era in cui i dischi di Alanis Morrisette e Matchbox Twenty dominavano le classifiche pop di allora, mentre “The Mist” è la traccia più lenta e dal sapore gotico dell’album.

Tra le ospitate negli album di vari gruppi (fra i quali Ex Deo, Moonspell, Trollfest e nell’ultimo album di Timo Tolkki’s Avalon), Demurtas rimane una cantante competente e in grado di dare musicalmente anche di più di quello che sta facendo. Probabilmente Ardours non è fra i migliori progetti a cui abbia partecipato, ma il lavoro fatto in questo album è tutt’altro che ignorabile, e potrebbe essere un trampolino di lancio per la sua carriera o per quella di Scarponi. Un ottimo lavoro, decisamente migliore degli ultimi dei Tristania e dei Cadaveria.

Etichetta: Frontiers Music s.r.l.

Anno: 2019

Tracklist: 01. What Else Is There 02. Catabolic 03. Last Place on Earth 04. Design 05. Last Moment 06. The Mist 07. Therefore I Am 08. Truths 09. No One Is Listening 10. Totally 11. The Mist (Remix)

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