Archon Angel – Recensione: Fallen

Il mio primo contatto con gli Archon Angel è stato quello di una persona adulta pervasa dal sacro terrore dei ricordi, circondato da speranze e possibili delusioni. Il contrasto tra un passato di granitica certezza (ed amore, ma tanto – tanto – tanto – tanto amore) ed un presente puntellato di domande e paure.

Dietro il microfono del progetto del chitarrista Aldo Lonobile (Secret Sphere e Death SS) c’è Zak Stevens, la storica voce dei Savatate post Jon Oliva. Emozione quindi, attesa, ed un sentimento di paura strisciante per i ricordi che rischiavano di appiattire l’esperienza pensata per lanciare questo nuovo progetto.

Chiariamo subito che a livello musicale ci troviamo di fronte ad un hard rock / heavy metal piuttosto robusto, con qualche (e prevedibile) richiamo Savatage. Scacciamo però subito attese e desideri di chi vorrebbe sentire una revisione di “Edge Of Thorns” o di qualsiasi altro capitolo ‘Tage: qui non c’è molto per chi si trova in ancora a vivere tra 1993 e 1997.

Biglietto da visita perfetto per questo progetto è “Who’s In The Mirror”, dove melodia e potenza si prendono a braccetto e fanno quadrato attorno alla voce di Stevens. Una canzone di facile presa, ma non per questo scontata e prevedibile.

C’è anche qualche ingenuità mista a caduta di stile, come in “Under The Spell” dove il coro ad incastro che cita per pochi secondi i Savatage, suona forzato e sostanzialmente inutile. C’è anche una canzone come “Twilight” che costruisce ma che non concretizza il percorso fatto e rimane di fatto incompiuta perché non riesce mai a trovare una valvola di sfogo per la potenza.

Stesso rischio vissuto con “Return Of The Storm”, che cita decisamente il passato sinfonico di Zak e che non riesce a convincere. Un peccato perché la canzone poi è di tutt’altra pasta, con un piglio battagliero che piace decisamente. Convince il singolo (title track e video) “Fallen” che nella sua semplicità piace per la capacità di costruire una melodia orecchiabile e profonda al tempo stesso.

Ombre, quindi ma anche luci abbaglianti con “Faces Of Innocence”, dove Zak sospira ispirato sostenuto solo da basso e batteria. Un percorso che cresce e che esplode in una canzone ai limiti dell’a.o.r. e qualche citazione Queensryche (“Breaking The Silence” in alcune trame di chitarra). Bene anche “Brought To The Edge” che si regge solo su chitarra acustica e voce. Una canzone senza troppi fronzoli, ma che funziona a dovere sorretta dall’emozione di uno Zak che conquista con poca

Ingenuità e forza: un binomio che non necessariamente gira a vuoto. Aldo e Zak hanno iniziato un percorso interessate, ora sta a loro capire come crescere e svilupparlo a dovere. C’è margine di miglioramento, ci sarà sicuramente la determinazione.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2020

Tracklist: 01. Fallen 02. The Serpent 03. Rise 04. Under The Spell 05. Twilight 06. Faces Of Innocence 07. Hit The Wall 08. Who’s In The Mirror 09. Brought To The Edge 10. Return Of The Storm

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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