Architects – Recensione: For Those That Wish To Exist

Nel 2018 gli Architects avevano presentato “Holy Hell”, nato dal dolore per la perdita dell’amico e compagno Tom Searle, scomparso prematuramente all’età di 28 anni. Tre anni dopo il quintetto inglese pubblica “For Those That Wish To Exist”, in cui affronta le più grandi domande dell’uomo riguardo il futuro, molto incerto, del nostro pianeta. Per questo quinto album la band ha optato per un sound più grandioso ed orchestrale, ma allo stesso tempo moderno ed elettronico, senza mai mettere da parte il metalcore che li caratterizza. E’ sicuramente il lavoro più maturo ed ambizioso che gli Architects abbiano mai composto, i confini tra i vari generi diventano sempre più labili e l’ascoltatore ha la possibilità di intraprendere un interessante viaggio che lo accompagnerà per 15 tracce.

Pur non essendo un vero e proprio concept album, “For Those That Wish To Exist” merita di essere ascoltato tutto di un fiato perché i vari brani sono uniti tra di loro da richiami sia tematici che sonori. Come accennato prima, gli Architects cercano di portare in musica alcune preoccupazioni universali, alternando sempre il punto di vista che oscilla tra la speranza per il futuro e la negatività che fa paralizzare gli uomini. Il sound dell’album è coeso e rispecchia il messaggio che vuole trasmettere: gli esseri umani devono lottare insieme per un futuro migliore e lo devono fare adesso. Questi argomenti non sono nuovi per il gruppo, che si è sempre impegnata a sostenere cause come Sea Shepherd e a criticare pratiche barbare come la caccia alla volpe.

Prima dell’uscita vera e propria dell’album, avevamo già avuto l’opportunità di ascoltare alcuni singoli. Con “Black Lungs” ed “Animals” ci eravamo accorti che qualcosa era cambiato nello stile degli Architects perché è in atto una sperimentazione e una contaminazione tra generi che forse non avevamo mai ascoltato così tanto nella discografia della band. Ma di fianco alle sezioni un po’ più “radio-friendly” rimane il metalcore potente ed elegante, con i soliti breakdown e una batteria sempre molto presente.  “Meteor” potrebbe essere definito un interessante miscuglio tra i Linkin Park e i Bring Me The Horizon, mentre “Dead Butterflies” è un brano struggente ed emozionante presentato con un video in bianco e nero in cui la band suona all’interno di un’arena vuota, un triste quadro dell’attuale situazione della musica dal vivo. Metalcore e modernità si fondono insieme anche in “Givig Blood” e “An Ordinary Extinction”, mentre “Discourse Is Dead” e “Impermanence”, il duetto con Winston McCall dei Parkway Drive, ci regalano alcuni dei momenti più alti di quest’ora di ascolto. Troviamo poi anche altre collaborazioni, ovvero “Little Wonder” con Mike Kerr dei Royal Blood e “Goliath” con Simon Neil dei Biffy Clyro per poi giungere all’intima chiusura dell’album con “Dying Is Absolutely Safe”, in cui predominano la chitarra acustica e gli archi.

“For Those Who Wish to Exist” mostra una nuova sfaccettatura degli Architects, che hanno alzato ulteriormente l’asticella con composizioni equilibrate, finemente lavorate e davvero interessanti, dimostrando ancora una volta una grandissima capacità nel padroneggiare il loro enorme talento.

Etichetta: Epitaph Records

Anno: 2021

Tracklist: 01. Do You Dream of Armageddon? 02. Black Lungs 03. Giving Blood 04. Discourse Is Dead 05. Dead Butterflies 06. An Ordinary Extinction 07. Impermanence ft. Winston McCall (Parkway Drive) 08. Flight Without Feathers 09. Little Wonder ft. Mike Kerr (Royal Blood) 10. Animals 11. Libertine 12. Goliath ft. Simon Neil (Biffy Clyro) 13. Demi God 14. Meteor 15. Dying Is Absolutely Safe

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