Architects – Recensione: For Those That Wish To Exist At Abbey Road

Nel 2021, gli Architects hanno pubblicato il loro album di maggior successo commerciale, “For Those That Wish To Exist”: dopo poco tempo dalla pubblicazione, infatti, il quintetto inglese ha raggiunto il primo posto nella classifica di vendita del Regno Unito. Un risultato di tutto rispetto, che ha suggellato un periodo di trasformazioni – personali e musicali – che ha travolto il combo originario di Brigton. Dopo la morte di Tom Searle, infatti, i Nostri hanno deciso di intraprendere un percorso diverso, in cui il Metalcore delle origini si apre a soluzioni ora elettroniche, ora orchestrali, e, in tal senso, il loro ultimo platter sublimava in quindici tracce questa volontà.

 

 

Dopo quasi un anno, gli Architects hanno deciso di omaggiare questo fortunato full-lenght con una versione live suonata ai leggendari studi di Abbey Road. La rilettura in chiave orchestrale di pezzi come “Dead Butterflies”, “Goliath” o “Impermanence” è davvero suggestiva; d’altronde, i pezzi sono stati concepiti già per presentare al loro interno queste sfumature; adesso, con questa veste, il tutto acquisisce maggiore magniloquenza e impatto, certificando – qualora ce ne fosse bisogno – la qualità media dei singoli brani. Il giudizio sul disco, dunque, resta invariato: le canzoni le conosciamo e, in questa nuova veste, funzionano brillantemente. Inoltre, vista la natura della registrazione, viene rafforzata l’idea di una band perfetta per la dimensione live: la voce di Sam Carter si staglia potente, passando dalle scream vocals alle clean con grande facilità e versatilità, mantenendo invariato il risultato.

 

 

In passato, Deep Purple, Metallica, Rhapsody e Rage a altri hanno dimostrato che Metal e musica orchestrale possono coesistere e portare a risultati di grandissimo pregio; questo “For Those That Wish To Exist At Abbey Road” è solo l’ultimo capitolo di un connubio di grande fascino, una dimostrazione di come la vera natura della musica abbatte le distinzioni di genere. Dal canto loro, gli Architects hanno dimostrato intelligenza, nel saper gestire il proprio talento, e coraggio, nel non restare schiavi della propria immagine ma di osare, aprirsi verso composizioni più articolate. Un grosso applauso va’ al gruppo che ha saputo evolversi e regalarci l’ennesima perla di una carriera notevole .   

Etichetta: Epitaph Records

Anno: 2022

Tracklist: 01. Do You Dream of Armageddon? 02. Black Lungs 03. Giving Blood 04. Discourse Is Dead 05. Dead Butterflies 06. An Ordinary Extinction 07. Impermanence 08. Flight Without Feathers 09. Little Wonder 10. Animals 11. Libertine 12. Goliath 13. Demi God 14. Meteor 15. Dying Is Absolutely Safe

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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