Che dispiacere dover ammettere che una band valida come i Mercenary si sia omologata agli stilemi più banali del death melodico (e anche, di conseguenza, di certo metalcore) ma il nuovo “Architect Of Lies” ci porta proprio a questo tipo di considerazione pur essendo composto da pezzi concisi che rendono l’ascolto più fruibile che in passato; riteniamo comunque che il nuovo lavoro sia un piccolo passo indietro rispetto al valido “The Hours That Remain” pur mantenendone le stesse coordinate stilistiche. Non è che si possa effettuare un attacco critico in grande stile ai danesi dato che formalmente la band si muove con disinvoltura nei meandri di un mix fatto di death/thrash alla Soilwork/In Flames (i suoni sono praticamente identici), dark metal alla Evergrey (“Black And Hollow”) e venature di metal classico (soprattutto nella vocalità di Mikkel Sandager). Come spiegato però da loro ci saremmo aspettati una minore uniformità: “New Desire” ad esempio è prevedibilissima mentre ci sarebbe piaciuto ascoltare più tracce simili alla bella “Embrace The Nothing” o al singolo “Isolation (The Loneliness In December)”; il citato cantato “classico” è in più di un’occasione vicino ai Judas Priest anche se mischiato al growling opera del bassista Rene Pedersen.
Sicuramente i Mercenary hanno affinato la propria proposta anche se non sembrano volersi muovere dall’orticello che si sono coltivati con cura (perlomeno dal 2002 in poi) e che pare piacere ad un buon numero di fan proprio perché va a toccare i punti cardine del dogma metal ma la domanda che sorge spontanea è questa: potranno/vorranno evolversi in futuro?











Lascia un commento