Arch/Matheos – Recensione: Winter Ethereal

È notizia recente il ritorno presso Metal Blade dei Fates Warning, con un album in preparazione, ma l’attesa può essere degnamente appagata grazie a questa pubblicazione sempre per la storica etichetta americana che vede rinnovarsi la collaborazione tra il factotum Jim Matheos e il cantante originale John Arch a distanza di 8 anni dal buonissimo “Sympathetic Resonance”.

Il duo si era già riavvicinato negli ultimi tempi per alcune date durante le quali la formazione originale dei Fates Warning aveva riproposto “Awaken The Guardian” nella sua interezza in occasione del trentennale e tutti i nostalgici della squillante voce di Arch possono risentirlo all’opera su nuovi pezzi che sono proiettati ad un livello esecutivo superiore rispetto al debut anche grazie ad una lista di ospiti imponente per preparazione e curriculum; inutile riportare qui un mero elenco ma il libretto vi farà rabbrividire e ci limiteremo a citarli all’occorrenza nel corso della disamina di questo “Winter Ethereal”.

Si capisce subito da che penna esca “Vermilion Moons”, sia per riffing che arpeggio: ecco ora prendete un buon pezzo e fatelo sospingere da una sezione ritmica formata da Steve Di Giorgio e Thomas Lang e il risultato sarà nelle vostre orecchie in tutta la sua opulenza metal. Aggiungete poi un Arch in forma smagliante e conscio del cambiamento della sua voce (sentitevi “Tethered” in tal senso) e il pacchetto è pronto!

“Winter Ethereal” rappresenta una ventata positiva all’interno del filone progressive metal perché se anche i pionieri del genere riescono a confezionare un prodotto così al passo coi tempi c’è di che ben sperare nel futuro di un genere che iniziava a puzzare un po’ di stantio.

In “Wanderlust” ritroviamo Mark Zonder tornato alla ribalta di recente con il non entusiasmante progetto Spirits Of Fire accompagnato da un Joey Vera che ovviamente sa come accompagnarne il fantasioso drumming. “Solitary Man” recupera quell’incedere quasi epico dei primi lavori dei Fates Warning e altri gruppi minori coevi; fa piacere ritrovare anche il bassista originale Joe DiBiase a dare il proprio contributo a questo pezzo old style.

“Wrath Of The Universe” è più vicina invece alle ultime cose della band madre anche grazie al portentoso drumming di Bobby Jarzombek (che addirittura si supera insieme a Di Giorgio su “Straight And Narrow”) e ai suoni cristallini plasmati ai Fascination Studios ormai punto di riferimento per le produzioni moderne.

“Pitch Black Prism” vede il giovane Baard Kolstad dei Leprous portare tutto il suo entusiasmo ma anche la sua tecnica pazzesca alla batteria; il pezzo vede anche il delizioso apporto di Frank Aresti, braccio destro di una vita di Matheos che si lancia in un assolo vorticoso come nella successiva “Kindred Spirits” al quale il leader del progetto risponde ricordando quanto la loro differenza di timbrica e stile abbia reso immortali praticamente tutti gli album dei Fates Warning.

Quest’ultima traccia è la degna conclusione di un album graziato da una classe sopraffina e che sinceramente non mi aspettavo di tale livello qualitativo anche se quando è coinvolto un musicista come Matheos è generalmente sinonimo di eccellenza; l’eterogeneità di “Winter Ethereal” lo rende per chi scrive una delle cose più pregne di contenuti sentite quest’anno… ne riparleremo a fine 2019 ma son quasi certo che Arch/Matheos faranno capolino nella mia personale top ten.

 

Voto recensore
8,5
Etichetta: Metal Blade

Anno: 2019

Tracklist: 01. Vermilion Moons 02. Wanderlust 03. Solitary Man 04. Wrath Of The Universe 05. Tethered 06. Straight And Narrow 07. Pitch Black Prism 08. Never In Your Hands 09. Kindred Spirits
Sito Web: https://www.facebook.com/archmatheos/

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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