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Arch Enemy – Recensione: Will To Power

Decimo album in studio per gli Arch Enemy che su Century Media Records danno un seguito a “War Eternal” del 2014 e alla testimonianza live audio/video di “As The Stages Burn!” di qualche mese fa: si nota subito l’ingresso in pianta stabile di Jeff Loomis, chitarrista eccelso, che però non deve far pensare a sconvolgimenti compositivo/strumentali di chissà quale portata ma crea una sinergia con l’altro asso Michael Amott che dimostra ulteriormente quanto il progetto Arch Enemy abbia una sola grande mente preponderante, ovvero quella dell’ex Carcass (come si capisce anche dall’intervista).

Cosa dire, dunque, del nuovo “Will To Power”? E’ necessario premettere che è rimasto ben poco della primigenia scintilla death (seppur melodica) nel repertorio attuale della band e si è verificato uno spostamento del baricentro verso un metal classico con vocals femminili che, rispetto alle precedenti prove, riescono a dare un colore diverso utilizzando vari registri nei quali Alissa White-Gluz dimostra di trovarsi a proprio agio (effetti o meno): certo, la ritmica fornita da Sharlee D’Angelo e Daniel Erlandsson (qui anche in veste di produttore insieme a Mr. Amott) fornisce un’ottima base e la produzione di Jens Bogren non fa che amplificarne l’effetto. L’intro “Set Flame To The Night” parte creando il giusto clima di attesa per far sì che “The Race” dia fuoco alle polveri: un pezzo diretto, carico e di certo fra gli attacchi più frontali che la band abbia creato negli ultimi anni, pur mantenendo il trademark della melodia nel ritornello, contribuendo a rendere la traccia molto diretta con qualche elaborazione ed atmosfere diverse. “Blood In The Water” torna sulle coordinate riconoscibili della band fin dalle prime battute, con una prova della cantante che conferma le proprie capacità di espressione e le melodie barocche delle chitarre, riprese anche nell’assolo, da sempre punto di forza del gruppo; a proposito del cantato, come non portare ad ulteriore esempio “Reason To Believe”? Praticamente una ballata dove il registro pulito è preponderante nella strofa che farà naturalmente storcere il naso ai detrattori come d’altra parte sarà portata da chi apprezza il gruppo quale esempio delle possibili sfaccettature in grado di essere mostrate: in sintesi un classico pezzo che non sfigurerebbe nel repertorio di qualche band di classic heavy metal, pregio non da poco, nella sua semplicità.

I due primi singoli estratti da “Will To Power” precedono la track appena citata e “The World Is Yours” parte a spronbattuto per aprirsi nel ritornello con una melodia semplice, cristallina e con un intermezzo di tastiere quasi trance, riuscendo a stamparsi subito in testa (grazie anche al testo, con frasi ad effetto-slogan, caratteristica comune ad altri brani del CD) con tutto l’armamentario di armonizzazioni chitarristiche e di ritmiche sostenute; “The Eagle Flies Alone” è un anthem in grado di essere melodico e baldanzoso allo stesso tempo, carico nella sua semplicità, con maestosi giri di chitarra a quattro mani e una doppia cassa battente, che si conclude con un pianoforte malinconico (sfumatura principale del brano) mentre inizia con un giro “molto debitore” (diciamo così)  nei confronti di un brano appartenente ad una delle band precedenti di Mr. D’Angelo. “Murder Scene” si apre con un basso distorto ed un inizio cattivo al punto giusto, con chitarre in gran spolvero per l’intera durata della canzone ed un mood epico ben riuscito alternato a momenti più tirati e fuochi strumentali; “First Day In Hell” è sinistra e fra gli episodi più pesanti di questa uscita, pur mantenendo un tempo non oltranzista, anticipando l’intermezzo “Saturnine” con il suo piano scordato, le chitarre e i pad corali che vanno a fare da apripista ai tre pezzi finali di “Will To Power”.

Un giro classicheggiante fa partire “Dreams Of Retribution” prima che diventi un pezzo veloce dove le venature molto barocche, fra clavicembalo, effetti e sei corde copiose di melodia dialogano fra di loro, summa di un songwriting che non va a scovare niente di trascendentale ma pulito ed essenziale nel proprio genere di appartenenza: l’assolo riprende l’intro per poi diventare una cavalcata epica e portare a variazioni suggestive fino al finale di una riuscitissima partitura. “My Shadow And I” propone la consueta ed apprezzabile melodia nel ritornello con una strofa più cattiva, antipasto che precede la finale “A Fight I Must Win”, con archi in gran spolvero e scambi strumentali epici degni di una colonna sonora che si chiude con la sezione orchestrale dando un senso di sospensione.

Gli Arch Enemy, piaccia o no, sono una realtà in grado di raggiungere il mainstream e questo nuovo “Will To Power” soddisfa con un manierismo classico ottimamente portato avanti dal gruppo che si dimostra coeso al massimo: come ogni volta sarà un disco che divide ma, guardando le premesse, non poteva essere altrimenti e valutando tutti i fattori in campo scevri da preconcetti ci si trova di fronte ad un lavoro superlativo sotto ogni punto di vista.

Voto recensore
8,5
Etichetta: Century Media Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Set Flame To The Night 02. The Race 03. Blood In The Water 04. The World Is Yours 05. The Eagle Flies Alone 06. Reason To Believe 07. Murder Scene 08. First Day In Hell 09. Saturnine 10. Dreams Of Retribution 11. My Shadow And I 12. A Fight I Must Win
Sito Web: http://www.archenemy.net/

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

6 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. penteratto

    …e qua addirittura otto e mezzo, per questo evidentissimo capolavoro. Le recensioni italiane di questo disco sono a dir poco imbarazzanti.

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  2. MARK HUGE

    C oncordo pienamente, ma non solo qui in Italia ultimamente si leggono rece stellari per dei dischi tra il mediocre e la sufficienza , noto una mancanza di obbiettività nei giudizi boh…..poi degustibus ma io sto disco dopo 6/7 brani l’ho cestinato , tutti bravi tutto perfetto ma insapore e da dei mostri del genere non mi aspettavo certo un dischetto che sembra fatto da musicisti alla prima prova in studio.

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  3. Fabio Meschiari

    Ciao Penteratto e ciao MARK HUGE! Innanzitutto grazie per aver commentato la recensione. Da parte mia posso confermarti l’obiettività, senza “spinte esterne”: il mio giudizio è soggettivo e pertanto può non rispecchiare il parere (rispettabilissimo, benintesi!) di ogni lettore. Penso che non abbiano spostato di tanto il loro sound; magari era lecito aspettarsi qualcosa di più dall’entrata di Jeff Loomis? Può anche darsi ma, come ho scritto mi sembra che fosse poco probabile, vista la natura di deus ex machina di Michelino Amott. Le composizioni filano? Secondo me sì. Lo ho riascoltato volentieri “n” volte? Sì, ve lo assicuro. Innovazioni? Mmmmhhh, proprio no ma alla fine valutando la prova in quanto tale senza “se solo fossero stati…” o “però avrebbero potuto…” mi sono sentito di appioppare questo voto. Alla fine, comunque,penso che la spiegazione sia esaustiva all’interno della recensione e ci sono strumenti necessari (o per lo meno lo spero) per capire se il disco fa al caso proprio o no: i dischi attesi, specie di band con un largo bacino d’utenza, trovano spesso questo destino e alla fine si tratta di scegliere il gusto di gelato che aggrada di più (sempre mio modesto parere). Grazie ancora per il tempo speso a commentare e spero continuiate a seguirci

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  4. Pesso

    Tutti a lamentarsi che il metal non ha futuro e non viene fuori nulla di nuovo e poi un disco riciclato e senz’anima come questo si becca 8 e mezzo….ma io bho

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  5. Riccardo Manazza

    A me questo disco piace e neanche poco. Ottimi musicisti, brani che girano alla perfezione e tanta energia. Se poi vogliamo dire che non ci sono grandi novità o inventiva, sono assolutamente d’accordo, ma sarebbe una critica possibile a praticamente tutta la musica rock contemporenea o quasi.

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  6. Fabio Meschiari

    Ciao Pesso. Mah, veramente a mio modesto parere a volte è anche rinfrancante trovare un album così, anche senza novità. Penso di averlo chiarito nella recensione. Grazie Riccardo, non posso che concordare.

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