Arcana Opera – Recensione: De Noir

Il ritorno dell’eclettico Alexander Wyrd e dei suoi compagni di avventura negli Arcana Opera è un appuntamento da non mancare. Dopo l’omonimo e già parecchio convincente album di debutto, i vicentini danno vita a un’opera matura, personale e lontano da ogni possibile etichetta. Per inquadrare “De Noir” si potrebbe parlare di una commistione tra prog metal, folk, atmosfere gotiche e cantautoriale italiano, ma tutto sarebbe riduttivo. “De Noir” è semplicemente un’opera bella, perfetto esempio di fusione tra musica, arte e cultura, eppure un lavoro assolutamente gradevole anche per l’orecchio in cerca di fruibilità e per nulla pretenzioso.

Nove gemme dove a distinguersi sono dei testi aperti a numerose interpretazioni, tra poesia, ermetismo e un percorso esoterico/conoscitivo. La stessa “Cave Canem” potrebbe essere un’allegoria del servilismo verso il potere ed esplicita subito i caratteri mutiformi di una band che meriterebbe davvero di raccogliere molti frutti. La voce attoriale si muove con un pungente pulito e non tralascia lievi parentesi in screaming. Il groove metallico (che interessa ogni singolo pezzo) è spezzato da ampie parentesi di musica popolare e sinfonica, intrigante la prima e solenne la seconda, entrambe dosate nel migliore dei modi.

Le canzoni/poesie che compongono questo splendido mosaico fanno parte di un calderone nel quale potremmo far rientrare davvero di tutto, dal black melodico al metal operistico di Rhapsody Of Fire, Haggard e Therion, passando attraverso la musica italiana più colta e d’ascolto (Vinicio Capossela, Angelo Branduardi, PFM, Fred Buscaglione). Ciò che distingue “De Noir” è il perfetto equilibrio tra i suoi caratteri. L’incipit vagamente orientale de “Il Letto Rosso” introduce un brano coinvolgente e drammatico spezzato da una parte narrata da brividi. La successiva “Ambasciata Noir” è un pezzo più anthemico e snello che rende manifesto come il gruppo vicentino non rinunci mai a rendere i brani orecchiabili e ariosi.

Varrebbe la pena soffermarsi su ogni singola traccia solo per cimentarsi in un discorso di carattere filologico, ma forse non basterebbe un solo articolo per inquadrare completamente il lavoro. Citiamo allora una piccola meraviglia come “Quetzalcoatl”, dedicata al dio serpente piumato delle antiche civiltà mesoamericane e sorta di estremizzazione del sound branduardiano. Ancora “La Danza Della Forca”, dotata di un refrain irresistibile ed epico e la conclusiva “Sul Pasubio Prima Dell’Alba”, una canzone drammatica e teatrale che parrebbe un omaggio ai caduti durante la prima guerra mondiale.

“De Noir” è uno di quegli album che non ti stancheresti mai di ascoltare, poichè dà ogni volta la possibilità di cogliere nuovi riferimenti e offre nuovi spunti di riflessione. Bravi davvero.

Voto recensore
8
Etichetta: Nemeton Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. Cave Canem
02. Il Letto Rosso
03. Ambasciata Noir
04. Caffè Marco Polo
05. Quetzalcoatl
06. La Tesi Di Empedocle
07. Il Lamento Di Marsia
08. La Danza Della Forca
09. Sul Pasubio Prima Dell’Alba


Sito Web: http://www.arcanaopera.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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