Angra – Recensione: Aqua

Prima o poi doveva accadere. Gli Angra, che dall’inizio della propria carriera hanno sfornato un capolavoro dopo l’altro, con il nuovo “Aqua” galleggiano sopra la sufficienza solamente grazie a classe e mestiere.

Il settimo album della band carioca, a quattro anni dallo scintillante “Aurora Consurgens“, è un buon esempio di power prog metal melodico, ma non possiede il tocco magico dei propri predecessori e, soprattutto, è lontano anni luce da quell’opera immensa dal titolo “Temple Of Shadows“. Non c’è niente che non vada in “Aqua“, ci sono le melodie tipiche del power di Falaschi, gli intrecci di chitarra virtuosi della coppia Bittencourt-Loureiro, oltre alle ritmiche progheggianti del figliol prodigo Confessori. Tutto al proprio posto dunque ed i fans accontentati, si potrebbe dire, con buona pace di chi va a cercare ogni volta il pelo nell’uovo. Ma fin dal primo ascolto del nuovo disco degli Angra si ha quella sensazione di autocitazione ed autocompiacimento, il sound arriva come una placida risacca, ma non ci travolge di emozioni come un mare in burrasca. L’opener “Arising The Thunder“, un brano power metal facile facile, veloce nell’incedere che esplode in un refrain fin troppo scolastico, scivola via come l’effetto di una doccia tiepida in estate. La seguente “Awake From Darkness” riprende i movimenti sincopati di “Nothing To Say“, mentre non potevano mancare qua e là le schitarrate acustiche delle terre brasiliane, un marchio di fabbrica dei nostri, ma che davvero non sorprendono più. Quando i sudamericani si ricordano di essere gli Angra, e non una band di power prog qualunque, scocca la scintilla, come nella movimentata “The Rage Of The Waters“, con un Falaschi formato-Matos, o nell’emozionante “Spirit Of The Air“, ma si tratta di temporali improvvisi. Non mi ha convinto appieno la produzione, che sacrifica fin troppo gli arrangiamenti, rendendo le song sicuramente più grintose, ma un pizzico meno raffinate, ma si tratta di gusto personale. Il sipario cala con la dolce “Ashes“, una ballad che dimostra ancora una volta, come se ce ne fosse stato bisogno, le qualità interpretative di Edu Falaschi, ormai sicuro in sella e padrone del palcoscenico. Il nuovo disco degli Angra è all’altezza della situazione ed i fan lo accoglieranno con sommo tripudio, ma dopo ripetuti ascolti potrebbe risultare incolore ed insapore. Come mandar giù un bicchier d'”Aqua”.

Voto recensore
7
Etichetta: Steamhammer

Anno: 2010

Tracklist:

 

01. Viderunt Te Auqae

02. Arising Thunder

03. Awake From Darkness

04. Lease Of Life

05. The Rage Of The Waters

06. Spirit Of The Air

07. Hollow

08. A Monster In Her Eyes

09. Weakness Of A Man

10. Ashes


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