Slash – Recensione: Apocalyptic Love

Il primo “vero” album solista di Slash era stata una delle uscite più fresche e coinvolgenti del 2010: accanto al talento del chitarrista, canzoni costruite ed interpretate ad hoc da una serie di ospiti semplicemente impressionanti avevano dato vita ad un disco di grande energia ed efficacia. E’ interessante partire proprio da lì per spiegare come “Apocalyptic Love”, pur con una formula per certi versi opposta, funzioni lo stesso, seppur non dall’inizio alla fine.
Nata, a detta dello stesso Slash, quasi per caso, la collaborazione con Myles Kennedy sfocia in tredici pezzi in cui alla compattezza della proposta artistica si combina l’estro a briglie sciolte del chitarrista, rispetto all’album precedente meno vincolato ad una forma-canzone che si adattasse al cantante di volta in volta dietro il microfono. A questo ha probabilmente contribuito anche il metodo utilizzato per la registrazione: Slash l’ha fatta in una stanza tutta sua battezzata “Slash Box”, dove ha potuto suonare in maniera indipendente dagli altri, sentendosi così come se stesse suonando dal vivo.
“Apocalyptic love” colpisce, quindi, fin dal primo impatto per potenza e per creatività delle trame chitarristiche: eccitante, così, salire sul treno di “One Last Thrill” o lasciarsi conquistare dal caldo crescendo di “Standing In The Sun”. Ancora, tra i pezzi che spiccano pure la roboante “No More Heroes”, suggello di una prima parte di grande impatto nel contesto di un album logicamente più omogeneo del precedente: pesano in positivo i mesi passati assieme in tour e pure la capacità compositiva di Kennedy, che firma i brani assieme a Slash (non per niente l’album esce a nome “Slash featuring Myles Kennedy”). Sul suo talento vocale ormai non c’è più segreto, mentre alla riuscita complessiva di “Apocalytpic Love” contribuiscono anche i Conspirators, aka Brent Fitz (alla batteria) e Todd Kerns (al basso). C’è pure qualche fasso falso, dall’indugio nelle ripetizioni di “Anastasia” alla convenzionale “We Will Roam”, e in generale la seconda metà dell’album è meno convincente rispetto alla prima.
Detto ciò, l’identità sempre più riconoscibile di band unita ad una forza d’urto ben oltre la media fanno di “Apocalyptic Love” un album di sostanza che è tappa obbligata in quella parabola di hard rock di cui Slash è protagonista: all’esplosione degli esordi e all’oblio degli anni Novanta fa seguito una rinascita artistica che giustifica quanti continuano ad indicare in lui uno dei chitarristi più influenti del rockarama.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Dik Hayd International

Anno: 2012

Tracklist:

01. Apocalyptic Love
02. One Last Thrill
03. Standing In The Sun
04. You’re A Lie
05. No More Heroes
06. Halo
07. We Will Roam
08. Anastasia
09. Not For Me
10. Bad Rain
11. Hard & Fast
12. Far And Away
13. Shots Fired


giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

6 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. giovanni

    invece anastasia è uno dei
    pezzi che preferisco del disco… insieme ad halo, bad rain, one last thrill e not for me

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    • Tommaso Dainese

      Concordo con questo Giovanni 🙂 Anastasia secondo me è un bel pezzone

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  2. Luke

    Non sono d’accordo…io preferisco di gran lunga la seconda parte del disco….Hard & Fast ricorda la potenza e la grezzezza dei primi guns n roses

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  3. Carlo

    concordo pienamente con gli altri commenti……….. il primo minuto di Anastasia vale tutto il disco. da pelle d’oca!

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  4. Julian

    Io concordo in pieno con i colleghi che mi precedono… secondo me é un gran bell’album e Anastasia é un pezzone che spacca veramente.. da questo attacco energico subito dopo l’arpeggio fino agli ultimi 2 minuti di assolo si puro Slash… a me piace eccome!

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  5. Alberto Capettini

    A me invece sembra un album un po’ manieristico con eccessive (auto)citazioni. Poi certo Slash ha sempre una gran mano ed alcune tracce valgono decisamente l’ascolto ma le mie aspettative erano decisamente più alte

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