Antropofagus – Recensione: M.O.R.T.E. – Methods Of Resurrection Through Evisceration

Mettiamola su un piano statistico: le band che al mondo suonano death metal sono migliaia e, mettendo mano ad una suddivisione grossolana, gli Antropofagus sarebbero senza dubbio tra quel trenta per cento che sa davvero confezionare un prodotto di qualità oggettiva. Detto ciò, ci pare che questo nuovo disco, opportunamente descritto dall’acronimo “M.O.R.T.E”, rappresenti un po’ il classico lavoro con poche idee. Proviamo a spiegarci meglio. Se il precedente “Architecture Of Lust” aveva rappresentato un rientro di bella fattura, che ben si inseriva tra tra le cose di valore uscite nel genere, questo nuovo album, che esce ben cinque anni dopo quella prova, non riesce a superare, e forse neanche avvicinare, il suo predecessore in nulla, anzi, finisce per essere meno convincente, almeno sotto l’aspetto del songwriting.

Nulla da eccepire, come già detto, sulla qualità assoluta che la band è capace di mettere nella propria forma musicale, visto che a partire da una base ritmica precisa ed efficace, fino ad un vocalist sempre sul pezzo, passando per una guitar work tagliente e corrosivo, ogni aspetto puramente tecnico si guadagna il nostro plauso.

A non farci invece accendere è la eccessiva adesione alle tipicità del genere che evidenziano le canzoni prese come singole entità. Pur non essendo possibile trovare grandi difetti, in fondo nessuna riesce a trasmettere qualcosa di veramente particolare e solo qualche passaggio un minimo più melodico e qualche bell’assolo riescono a risvegliare la giusta attenzione. Se infatti è palese che il death metal intriso di brutalità non abbia di suo molto spazio d’azione, rimane piuttosto indubitabile che gli Antropofagus non si pongano neanche troppo il problema, evitando di inserire nella loro personale miscela qualcosa che possa distinguerli dalla norma (ormai davvero molto usurata) dello stile scelto. Ogni canzone si compone di riff, ritmiche terremotanti e stacchi che sono quanto di più generico sia possibile immaginare, facendo di “M.O.R.T.E.” il classico disco che anche al primo ascolto sa troppo di già sentito. Il che è davvero un peccato, almeno per noi, perché resta altrettanto innegabile che la band abbia tutto quello che serve per spaccare sul serio.

Prova ne sono tracce come “The Abyss (Chapter1)”, dove un minimo di varietà in più e un riff con più groove fanno già salire la tensione, oppure la title track, brano dalla lunghezza maggiore in cui lo sviluppo armonico si fa più interessante che altrove.

Pur con i limiti descritti va però ribadito che “Methods Of Resurrection Through Evisceration” rimane un lavoro egregiamente confezionato e che piacerà a chi segue il genere con passione, solo non riesce nella missione, sempre auspicabile da chi è così bravo, di fare quel qualcosa in più del compito base ben eseguito.

Voto recensore
6
Etichetta: Comatose Music

Anno: 2017

Tracklist: 01. Whirlwind Of Initiation 02. Spawn Of Chaos 03. Chants For Abyzou 04. Praise To A Hecatomb 05. Methods Of Resurrection Through Evisceration 06. Omnipotent Annihilation 07. The Abyss (Chapter One) 08. Quintessence Of Suffering 09. Deception Of The Blood 10. Living In Fear (Malevolent Creation cover)

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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