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Anticlockwise – Recensione: Raise Your Head

Buona uscita per i nostri connazionali Anticlockwise, capaci con questo “Raise Your Head” di trovare un giusto punto di equilibrio tra una tendenza all’elaborazione strutturale tipica del prog metal e una più marcata dose di energia accostabile al modern-thrash di formazioni come Nevermore o Mercenary, finendo in alcun momenti anche per ricordare alla lontana una band come i magnifici Eldritch.

Passaggi più melodici, con occasionali ritornelli dal buon gusto armonico, sono però contornati da riff aggressivi e caratterizzati da un andamento ritmico spesso sostenuto. La produzione di Simone Mularoni non manca di includere qualche rimando ad una band in grande spolvero come i DGM, ma stilisticamente gli Anticlockwise hanno indubbiamente una loro identità ben distinta e semmai appaiono come l’ennesima bella realtà di una scena italiana che, alla faccia di un mercato interno praticamente inesistente, non si mostra mai carente di buoni talenti e di seria professionalità.

Il genere proposto è di suo poco incline alla confezione di brani dalla digeribilità istantanea, ma la band bergamasca sa come non far scivolare le canzoni nell’anonimato e ogni brano presente sempre una componente memorizzabile, sia esso un riff d’impatto o anche un ritornello ben piazzato.

Esempi di quanto detto sono la marcatamente Nevermore – oriented, soprattutto nella parte vocale, “Raise Your Head”, ma anche il riffing incisivo e le belle melodie di “The Wire” o la complessità mai dispersiva di “Into The R.A.M.”.

Nell’insieme si tratta certamente di un album valido nelle composizioni e ben realizzato nella forma che, pur senza far gridare al miracolo, avrà un certo impatto sugli amanti del sound più raffinato e moderno, che però non rinuncia a dettami tipici del metal come potenza e grinta.

anticlockwise

Voto recensore
7
Etichetta: Revalve Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Slave 02. Raise Your Head 03. The Gutenberg Plague 04. Mothertongue 05. The Wire 06. The Broken Mirror 07. The Blue Screen of Death 08. Into the R.A.M. 09. Dystopia MMXVI
Sito Web: https://www.facebook.com/anticlockwiseprogthrash

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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