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Anti-Flag – Recensione: American Spring

“American Spring, ovvero “Primavera Americana” è un titolo che auspica una rinascita, un bisogno di nuovo, di giustizia, di uguaglianza. Argomenti cari agli Anti-Flag, un gruppo che nei suoi ventidue anni di vita è sempre stato vicino a tematiche di carattere politico e sociale, promosse dalla musica e da altrettanto attivismo.

Justin Sane e soci sono stati autori di album vieppiù vicini a un compromesso tra un punk rock scanzonato e orecchiabile e testi impegnati, che ritrovano voce nelle quattordici canzoni di “American Spring”, ciascuna delle quali denuncia un male made in U.S.A., trasportabile senza difficoltà alcuna anche nella vecchia Europa. Il mondo è dei furbi e il popolo, sempre più menefreghista e infinocchiato dai demagoghi, resta a guardare.

Ottime premesse, testi che a leggerli con attenzione, fanno venire la pelle d’oca. Ma c’è un problema. “American Spring” non graffia fino in fondo. Il combo di Pittsburgh inanella quattordici potenziali singoli, gradevoli, orecchiabilissimi ma che non fanno male, o almeno non troppo. Non che gli Anti-Flag siano storicamente estranei a soluzioni melodiche, anzi, ma il decimo studio album mostra un’attitudine pop a tratti fin troppo marcata, che a volte si risolve in chorus zuccherosi e sonorità limate agli angoli.

Peccato, perchè un contenuto tanto intelligente e testardo, avrebbe necessitato di essere espresso da una rabbia maggiore. La canzoni sono spesso veloci, si risolvono in un minutaggio breve, in riff di chitarra attenti a non tagliare troppo e in refrain mnemonici. Non un disco da condannare, sia chiaro. “American Spring” si lascia ascoltare con grande piacere, diverte e intrattiene, ma non sempre la musicalità scelta va di pari passo con il panorama lirico. E se l’intrigante “Fabled World” inizia bene le danze, ben presto l’approccio pop tende a smorzare il suo impatto, tranne quando riemerge l’attitudine tipicamente HC punk che ha originato il gruppo. Quando questo accade, con “Walk Away”, “All Of The Poison, All Of The Pain” e “To Hell With Boredom”, la formula funziona alla grande.

Segnaliamo infine due ospitate di lusso, quella di Tim Armstrong dei Rancid, protagonista di un cammeo vocale su “Brandenburg Gate” e di Tom Morello (Rage Against The Machine), autore di un assolo su “Without End”. Due brani questi, particolarmente ariosi e accattivanti, in sintonia con il resto dell’album.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Spinefarm / Universal

Anno: 2015

Tracklist:

01. Fabled World
02. The Great Divide
03. Brandenburg Gate
04. Sky Is Falling
05. Walk Away
06. Song For Your Enemy
07. Set Yourself On Fire
08. All Of The Poison, All Of The Pain
09. Break Something
10. Without End
11. Believer
12. To Hell With Boredom
13. Low Expectations
14. The Debate Is Over (If You Want It)


Sito Web: http://www.anti-flag.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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