Anthrax – Recensione: Kings Among Scotland

Ladies & Gentlemen, ecco a voi un gioioso bignami di storia del thrash metal. Pur essendo da sempre – o quasi – fan di John Bush alla voce, è innegabile non spezzare almeno un paio di lance nei confronti di Joey  Belladonna: prestazione determinata e piglio da dominatore incontrastato nonostante il lento ed inesorabile scorrere del tempo. E giusto “qualche” disco cardine nella storia dell’heavy metal da poter raccontare ai nipotini quando e se deciderà mai di ritirarsi da una vita fatta di canzoni, dischi e palchi.

Tanto per gradire insomma.

Il Barrowland Ballroom di Glasgow come sala del trono virtuale per i 5 americani, che con il live “King Among Scotland” sembrano quasi voler citare il film  di Kevin Macdonald “The Last Kings Of Scotland” che raccontava il folle percorso terreno del dittatore dell’Uganda Idi Amin Dada. Il live parte subito bene con la doppietta “A.I.R.” – “Madhouse”, che scalda il pubblico prima dell’anthem “Medusa”. Precisa, e ben interpretata dai nostri. Si alzano un poco i tempi di “esecuzione” con “Blood Eagle Wings” (presente originariamente su “For All Kings”, ultimo album da studio dei nostri) e con la frustata “Figh ‘Em ‘Til You Can’t”.

Ma il piatto forte, il momento live più intenso (anche e soprattutto dvd) è stato quello dell’esecuzione per intero di “Among The Living”. Non sta certo a me fare una sterile lezione di storia per raccontare quanto il terzo album dei ragazzacci di New York sia stato importante per la loro storia e per quella del metal in generale, vi basti sapere che “Among The Living” a 31 anni di distanza è ancora considerato come uno dei dischi pilastro – ed a ragione – del thrash metal. Pensiero assolutamente condivisibile e sostenuto a gran voce dai ragazzi presenti  a Glasgow.

E proprio con la title-track inizia il viaggio nel tempo di una band che non ha intenzione di mollare la presa. Una seconda (Terza? Quarta? Quinta? Qualcuno ci ha mai capito qualcosa a riguardo?) giovinezza che appare evidente nell’ascoltare e veder del vivo questi ragazzi un poco troppo cresciuti provenienti da New York.

Un album “raccontato” dal vivo con il piglio di chi non vuole invecchiare e vuole continuare a far casino portando sui palchi di tutto il mondo una musica che non finirà mai di emozionare musicisti e fan sotto il palco. I ritmi forsennati di “Caught In A Mosh”, la spensieratezza adolescenziale ed i fumetti raccontanti con “I Am The Law” e “A Skeleton In The Closet” raccontata dal Belladonna coma la canzone preferita dell’album e come “manifesto” ideale degli Anthrax per l’anno 1987.

Chiusura d’obbligo con “Indians” ed “Imitation Of Life”, canzoni che ancora oggi farebbero la felicità di qualsiasi giovane ( e non ) band.

Dal punto di vista squisitamente tecnico la resa audio del live è piuttosto soddisfacente, nonostante qualche personalissimo dubbio sulla resa delle chitarra e certi suoni di batteria. Dettagli insomma, che non pesano sulla festa organizzata nella vostra cameretta da parte della cricca formata da Scott, Joey & Soci.

Decisamente una bella storia.

Voto recensore
7
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2018

Tracklist: 1 - A.I.R. 2 - Madhouse 3 - Evil Twin 4 - Medusa 5 - Blood Eagle Wings 6 - Fight 'Em 'Til You Can't 7 - Be All, End All 8 - Breathing Lightning 9 - Among the Living 10 - Caught in a Mosh 11 - One World 12 - I Am the Law 13 - A Skeleton in the Closet 14 - Efilnikufesin (N.F.L.) 15 -A.D.I. / Horror of It All 16 - Indians 17 - Imitation of Life 18 - Antisocial
Sito Web: https://anthrax.com/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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