Skold – Recensione: Anomie

Abbiamo conosciuto Tim Skold nelle vesti di produttore e collaboratore di numerose band di genere, tra cui KMFDM e Marilyn Manson. “Anomie” è il suo primo lavoro solista, un album di industrial metal “ignorante” a livello lirico ma che fondamentalmente esplora numerose influenze. Parliamo di ignoranza poiché ogni brano occhieggia ad ogni eccesso della natura umana, in particolare a livello sessuale (“Suck” parla molto chiaro in questo senso) in modo tuttavia disincantato e senza troppi tabù. Un panorama espressivo che dunque ha bisogno di una musica calda e muscolare, esattamente ciò che Tim offre nelle tracce dell’album. L’opener “(This Is My) Elephant”, nel suo riffing serrato e zanzaroso evoca reminiscenze black metal, mentre la citata “Suck” fa leva sia su riff dichitarra “grassi” e scomposti che su di un’elettronica martellante.  Il modus operandi prevede infatti l’utilizzo costante di questa tecnica, raramente i brani concedono spazio alla melodia, se non in “Angel Of Noise”, con alcune chitarre acustiche e ogni canzone registra il ricorso a uno screaming secco e acidulo. Ci sono delle zone d’ombra nella parte centrale dell’album, che presenta alcuni episodi simili tra loro, ma si riprende bene già con “And Then We Die”, che nella sua violenza sonora spiana la strada verso il morboso epilogo “What You See Is What You Get”. Un disco tutto sommato interessante e con buone intuizioni, i supporters del panorama industrial metal apprezzeranno.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Dependent / Audioglobe

Anno: 2011

Tracklist:

01. (This Is My) Elephant
02. Suck
03. Black Out
04. Angel Of Noise
05. Satellite
06. Becoming
07. The Hunger
08. Here Comes The Thunder
09. And Then We Die
10. Miserably Never Ever
11. Tonight
12. What You See Is What You Get

Digital deluxe bonus tracks:

13. Polka Dot Dress
14. Deserve


Sito Web: www.skold.com

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