Anno Mundi – Recensione: Land Of Legends

Risultanti dall’ibridazione di musicisti dal background hard rock con altri dalle esperienze più spiccatamente progressive, con “Land Of Legends” gli Anno Mundi propongono una eclettica rivisitazione, dal sapore internazionale, del prog italiano della fine degli anni settanta, quello stesso filone che avrebbe ispirato anche tanto pre-metal fuori dai confini nazionali. Nonostante l’idioma scelto per il cantato, c’è dunque tanta Italia in questo retroprog: la pronuncia di Federico Giuntoli fa poco per nascondere le nostre le origini, il senso di una teatralità languida ed elegante è tipico del nostro teatro a collo alto e – ultimi ma non ultimi – i brani in scaletta raccontano di un approccio alla composizione del tutto libero da frette e condizionamenti moderni. Non è solo una questione di lunghezze: certamente cinquanta minuti di esecuzione spalmati su sole cinque canzoni costituiscono una dichiarazione abbastanza chiara, ma è anche il gusto per la singola nota ad approfittare con intelligenza di un fattore, quello del tempo, che questo prog romano è abile nel riscoprire. L’approccio è ancora più fisico se si considerano la credibilità dei suoni ed il chiaro compiacimento per la stessa, il senso di novità – storicamente corretto – riservato agli interventi di tastiera, l’abilità nel cambiare strumentalmente registro (“Hyperway To Knowhere”) e disorientare, pur senza rendere l’ascolto frustrante: caratteristiche che tendono a ripetersi diventando un marchio di fabbrica ed un tratto distintivo in grado di tenere i tanti moti del disco sotto un unico cappello di morbido velluto a coste.

Come i dolci, irrequieti tormenti de La Grande Bellezza (Paolo Sorrentino, 2013), “Land Of Legends” è un disco di spazi sconfinati, vastità e digressioni che spiazzano ma nelle quali, a discapito di tanta distrazione, è ancora possibile scovare il minuscolo, il naturale, il bello. Negli archi delicati di “Hyperborea” è racchiusa un’idea di arte semplice ed accessibile, quasi a significare che – in barba all’etichetta hard prog – questo album sa in realtà ammaliare con una complessità sentita e insinuante, al punto che anche il disordinato intermezzo sembra possedere una qualche forma di sinistra, trasversale musicalità. I soli tre minuti di “Dark Energy” non sono da meno e dimostrano che la formazione fronteggiata da Giuntoli è perfettamente in grado di ricompattarsi quando serve: pur nella semplicità dei suoi quattro accordi di chitarra acustica, gli Anno Mundi riescono ad infilare un bel coro femminile, una melodia ammaliante e qualche effetto alla Spazio 1999 (1973) che porta anche questa traccia su di un piano alternativo, contemplativo e senza regole. “Female Revenge” descrive infine i cinque nella loro versione più hard rock e riffata, con risultati assolutamente apprezzabili nonostante – oppure complice – l’approccio più diretto: probabilmente il brano più vicino alle atmosfere sabbathiane, questa traccia conclusiva ha il merito di presentarci la band in una veste diversa e pesante, talmente riuscita da configurare una dicotomia stilistica difficilmente risolvibile, e che la stessa Black Widow Records presenta come un punto ad ulteriore favore di questo lavoro.

Definire “Land Of Legends” un prodotto per tutti sarebbe ingeneroso, soprattutto nei confronti di un progetto oggi al quarto disco che – impegnato ad esaltare l’eterogeneità delle proprie spinte creative – certamente non aspira a vincere facile: il coinvolgimento di ben nove musicisti è piuttosto indice di un fervore democratico del quale il solco registrato diventa una degna traccia, una testimonianza squisita ed un frammento deperibile come lo sono tante delle cose umane. Se anche il suo appeal è chiaramente verticale, destinata com’è a chi apprezza la ricerca musicale nel suo momento (ed indipendentemente dai risultati che la rendono più o meno compiuta), l’aria mossa dagli Anno Mundi si anima di onde imprevedibili e vibranti, le pareti colano di vernici pastello ed il vinile sembra animarsi di una vita propria e decadente. Aspetto che lo rende magico, ipnotico ed interessante a prescindere.

Etichetta: Black Widow

Anno: 2020

Tracklist: 01. Twisted World’s End 02. Hyperborea 03. Dark Energy 04. Hyperway to Nowhere 05. Female Revenge
Sito Web: facebook.com/annomunditheband

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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