Annihilator – Recensione: Never, Neverland

Il nome degli Annihilator è uno dei più chiacchierati del momento, vista la recente pubblicazione del nuovo album “Suicide Society”, l’ennesimo cambio di una formazione assolutamente instabile e l’imminente tour europeo.

C’era però una falla nel nostro archivio riguardante la seminale band canadese ovvero la recensione di quello che senza dubbio è il loro apice compositivo/artistico, uscito esattamente 25 anni fa ed intitolato “Never, Neverland”.

Il talento immane di colui che sta dietro a tutto cioè il chitarrista Jeff Waters (sporadicamente visto anche nel ruolo di cantante nella discografia dei nostri con risultati appena sufficienti) non si è sempre trasformato in album eccezionali anzi bisogna segnalare qualche tonfo di troppo; non è sicuramente il caso degli esordi della band, che dopo un esordio storico come “Alice In Hell” corresse addirittura il tiro raggiungendo l’apice del thrash più tecnico con l’album di cui stiamo parlando che lo proietterà sul mercato mondiale grazie ad una miscela esplosiva di passaggi da funambolo del pentagramma uniti all’aggessività del metal undergound e che gli regalerà la possibilità di andare in tour con due pilastri come Judas Priest e Pantera, anche loro nel 1990 freschi autori dei capolavori “Painkiller” e “Cowboys From Hell”.

Never, Neverland” fu in realtà il primo album di Waters in collaborazione con un vero gruppo e il risultato finale ne giovò in termini di compattezza e qualità d’insieme. Un’opening riff come quello di “The Fun Palace” è senza dubbio da tramandare ai posteri come una delle vette del techno metal e sottolinea una certa attitudine prog e fusion che va a permeare le composizioni più tecniche del Waters di inizio carriera (“Sixes And Sevens”, “Never, Neverland”). Tutta la track list non si segnala per cedimenti e anzi i ritmi si fanno spesso serrati come nella migliore tradizione thrash americana; ci riferiamo a “Road To Ruin” dove Waters spalleggiato da Dave Scott Davies si supera a livello ritmico aiutato dai fidi Wayne Darley e Ray Hartmann, spina dorsale immarcescibile per le svisate del guitar hero canadese. “Imperiled Eyes” sconvolse la vita di ascoltatori di noi adolescenti di allora grazie ad un carattere mutevole imprevedibile e la voce gracchiante di Coburn Pharr a metterci in riga.

Da non dimenticare anche le rimanenti tracce, più squisitamente thrash che guadagnarono ulteriore lustro grazie alla ristampa rimasterizzata del 1998 sempre opera della Roadrunner in un turbinio di riff magistrali, parti soliste che vi si conficcheranno nella corteccia cerebrale e ritornelli azzeccatissimi.

Nella malaugurata ipotesi che questo album manchi nella vostra personale discografia correte subito ai ripari!!!

Etichetta: Roadrunner

Anno: 1990

Tracklist:

01. The Fun Palace
02. Road To Ruin
03. Sixes And Sevens
04. Stonewall
05. Never, Neverland
06. Imperiled Eyes
07. Kraf Dinner
08. Phantasmagoria
09. Reduced To Ash
10. I Am In Command


Sito Web: http://www.annihilatormetal.com

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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