Angelus Apatrida – Recensione: Cabaret De La Guillotine

Gli spagnoli Angelus Apatrida sono una delle migliori band uscite dall’underground thrash negli ultimi anni. Disco dopo disco la loro proposta si è fatta più matura e convincente… e con questo “Cabaret De La Guillotine” raggiunge il suo apice.

Subito la prima traccia, “Sharpen The Guillotine” ci mette sulla strada giusta per capire l’evoluzione della band: ci sono i riff e il feeling del vecchio speed/thrash, ci sono i cambi di ritmo e quel groove che fa sbattere la capoccia, ma fanno capolino anche linee vocali più melodiche, che in qualche modo sono un’acquisizione relativamente recente per il genere. Una trovata che potrà apparire opportunista, ma che dosata con il giusto equilibrio funziona alla grande. A risultare vincente è proprio la struttura agile e cangiante dei brani, tanto che sia la citata prima traccia, che la seconda “Betrayed”, scorrono con grande fluidità, nonostante la durata che supera in entrambi i casi i 6 minuti.

Con “Ministry Of God” si torna in territorio più tipicamente thrash, anche se in questo caso alla canzone manca un ritornello convincente e mette in luce forse quello che ci pare l’unico difetto del gruppo, ovvero un vocalist non proprio eccezionale in ogni settore (manca secondo me un po’ di espressività nel registri più aggressivo). Non dissimile nell’incipit del riff, in “The Hum” si fa più evidente l’influenza di una band come i Testament recenti, ma questi musicisti spagnoli dimostrano di aver raggiunto una loro visione della materia, evitando parallelismi troppo marcati e piazzando un altro brano che avvolge e trascina nel modo migliore possibile.

In quanto ad aggressività le due canzoni successive sono da manuale: “Downfall Of The Nation” è ancora una volta notevole nell’architettura ritmica e nella capacità di tenere sempre ben presente il groove del pezzo, mentre “One Of Us” ripesca il classico schema velocità/stacco/velocità, che da sempre fa il suo effetto sugli amanti del thrash.

The Die Is Cast” è uno dei brani migliori sentiti fino ad ora, ottimamente giostrato tra una parte thrash molto classica (mi vengono in mente i Laaz Rockit) e un’apertura melodica sul ritornello che spezza senza far perdere continuità, che traghetta magistralmente la canzone verso una parte solista convincete e, ancora una volta, ben incastrata nel contesto. Molto interessante è anche la più lunga “Witching Hour”, capace di moltissime variazioni di tempo senza mai distogliere l’attenzione dal formato canzone e caratterizzata da un ritornello dal sapore quasi alternative, che si sposa benissimo all’atmosfera del pezzo.

Farewell” ripercorre le orme delle più classiche power ballad, con tanto di accelerazione centrale. e con che efficacia! Se infatti la voce di Guillermo Izquierdo l’abbiamo un poco criticata per le parti più aggressive, nei momenti di melodia mostra un timbro molto buono, così come lo sono i cori e gli arrangiamenti presenti nel brano. Un risultato non banale da raggiungere per chi è più abituato a pestare duro. Non aggiunge nulla a quanto detto fino ad ora, ma la finale “Martyrs Of Chicago”, dedicata crediamo ai noti fatti del 1886, conferma la buona forma generale della band.

Anni ottanta e un pizzico di modernità si incontrano nella musica degli Angelus Apatrida, in un modo che non si può definire altro che convincente. A dimostrazione che quando ci sono idee e belle canzoni i confini stilistici non servono assolutamente a nulla.

Voto recensore
8
Etichetta: Century Media Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Sharpen The Guillotine 02. Betrayed 03. Ministry Of God 04. The Hum 05. Downfall Of The Nation 06. One Of Us 07. The Die Is Cast 08. Witching Hour 09. Farewell 10. Martyrs Of Chicago

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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