Angra – Recensione: Angels Cry

Uno dei più folgoranti debutti dell’ultimo decennio, né più né meno. Questo è ‘Angels Cry‘, opera prima pubblicata dai brasiliani Angra nel 1993 e ancor’oggi fulgido esempio di un power concepito e suonato a livelli superiori. Una breve ma suggestiva intro tastieristica fa da preludio a ‘Carry On‘ ed è una partenza col botto: sezione ritmica assassina, riff dal tiro micidiale e dalla struttura cangiante e la voce di Andrè Matos a valorizzare tutto questo ben di Dio; break dal sapore tanto etnico quanto progressivo, assoli neoclassici in cui le chitarre si scambiano convenevoli a non finire ed un’eccezionale capacità di evidenziare – non ostentare – doti tecniche di notevole caratura unite a concetti troppo spesso trascurati come classe e gusto. D’altra parte stiamo parlando di un gruppo che poggia su un doppio pilastro formidabile: la coppia d’asce Kiko Loureiro e Rafael Bittencourt, che si rivelerà tra le migliori in assoluto dell’intero circo metal e l’ugola fatata di Matos, fucina di pure emozioni e continuo stupore, senza peraltro dimenticare la potenza, la precisione e la varietà garantite in fase ritmica da Luis Mariutti al basso e da Alex Holzwarth alla batteria. ‘Time‘ rallenta i tempi e sa proporci nuove soluzioni sonore prima dell’esplosione della title-track, che intanto ci fa venire il sospetto di come in fondo potrebbe essere sbagliato far confluire la musica del combo carioca nel pur capiente calderone del power perché qui dentro ci troviamo l’ariosità si sapienti arrangiamenti orchestrali, l’imprevedibilità del prog più raffinato, l’amore per la propria terra espresso attraverso ritmiche dal sapore tipicamente tribale. Ce n’è già abbastanza insomma per un paio di dischi di buona fattura, si potrebbe pensare a questo punto; e invece non siamo nemmeno a metà dello show. Con ‘Stand Away‘ si varia di nuovo di atmosfera e qui sono cori ed orchestrazioni a farla da padroni prima che Matos decida di annichilirci con una prova vocale incredibile che non trova soluzione di continuità ed anzi si rinnova in ‘Never Understand‘, brano di ampio respiro arricchito dal consueto break strumentale e da un finale dove Loureiro e Bittencourt strappano applausi a scena aperta, per trovare poi compiuta celebrazione in ‘Wuthering Heights‘, cover del celebre brano di Kate Bush, in cui il nostro Andrè scala vette inespugnabili per la quasi totalità degli essere umani e ci fa correre più di un brivido lungo la schiena. Il muro sonoro che ci introduce a ‘Streets Of Tomorrow‘ rappresenta un giusto contraltare a quanto venuto in precedenza e sono ancora le due chitarre ad esaltarsi a metà traccia prima di avviarci al dittico di chiusura con ‘Evil Warning‘, maestosa e possente nella sua cavalcata centrale, e ‘Lasting Child‘, dove i tempi lenti e il piano e la voce di Matos dipingono paesaggi sonori pregni di emozioni. Chapeau.

Etichetta: Lucretia

Anno: 1993

Tracklist:

1.Unfinished Allegro
2.Carry On
3.Time
4.Angels Cry
5. Stand Away
6.Never Understand
7.Wuthering Heights
8.Streets Of Tomorrow
9.Evil Warning
10.Lasting Child


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