Angelica – Recensione: All I Am

Lana Lane, Saraya, Bonnie Raitt e Bonnie Tyler… di queste proposte ho sempre apprezzato l’accostamento di sonorità (più o meno hard) rock ad una idea moderna, adulta ed indipendente di femminilità, che esalta le voci delle interpreti per creare una alternativa valida e credibile alla proposta di impostazione maschile. Angelica Rylin, singer svedese/australiana già nota come frontwoman dei The Murder Of My Sweet, appartiene al filone delle artiste in grado di imprimere al disco un proprio carattere, che in “All I Am” è fatto di melodie dolci ed accomodanti, atmosfere accoglienti, suoni moderni ed una generale ascoltabilità che ne permea ogni istante. Dalle armonie accattivanti di “Time And Space” ai cori brillanti di “A Pounding Heart” e quelli più burrosi di “Angel”, questa nuova uscita di Frontiers troverà facili estimatori negli amanti di un rock quadrato e regolare, dall’incidere lineare e dall’ascolto facile facile, di quello crepuscolare che avvolto nei colori e nei sonni della sera sembra uscire dalle casse con fare ancora più sinuoso ed elegante.

Professionale nell’esecuzione delle linee vocali, ma non particolarmente ricco né elaborato dal punto di vista della produzione, il secondo lavoro solista di Angelica – che torna in questa veste dopo il debutto “Thrive” datato 2013 – riesce a fondere con buon equilibrio le sue tinte rosa con qualche sporadica schitarrata: in nome dello stesso bilanciamento, però, tutto quanto su questo disco non è voce assomiglia ad una massa musicale informe assemblata al solo scopo di accompagnare, come si chiedeva ai musicisti chiamati all’ultimo momento per sostituire il componente di ruolo impegnato col calcetto. Questa diversità di valori crea meno problemi nei brani nei quali è la voce a spiccare, per la natura stessa del pezzo: “I’m Sorry” è una ballad onesta ed interpretata con discreta passione, nella quale poco importa di quello che succede in secondo piano, mentre “Don’t Say Goodbye” è un gradevole more of the same, solo impreziosito dal supporto vocale di Daniel Flores e da una orchestrazione leggermente più elaborata. I risultati sono meno esaltanti quando da “All I Am” ci si aspetterebbe uno sforzo più corale, pari a quello di una vera ed affiatata band: “Living On High Hopes”, “Time To Go Home” e “Calling” suonano invece molto assemblate e musicalmente meste, e l’illusione di una chimica sexy tra l’interprete e la sua band dura una manciata di secondi, prima che si faccia più insistente e corrosivo l’effetto karaoke.

Forse a causa dell’assenza di una vero gruppo alle spalle (Michael Palace ha suonato sia chitarre che basso, mentre il produttore Daniel Flores si è occupato sia di tastiere che di batteria), all’album manca insomma un po’ “il suonato”, quella sensazione fisica, epidermica e di qualche dinamico attrito che vede lo strumento sollecitato e variamente maltrattato in tutte le forme del rock: qui le canzoni sembrano interessate soprattutto a finire senza intoppi ed a chiudersi con perfetta circolarità, come da istruzioni, con buona pace di chi ogni tanto un piccolo guizzo – per quanto adulto e composto – non lo disdegnerebbe. Se ad “All I Am” si chiede di ri/presentare il talento della fascinosa Angelica, offrendo undici tracce nel corso delle quali la cantante e compositrice ha la possibilità di variare toni e registri (pur senza mai raggiungere vette di particolare duttilità né eclettismo) il lavoro può dirsi poco ambizioso, ma certamente riuscito nel mettere al primo posto la sua funzionalità. Discorso diverso per chi dalla Rylin si sarebbe aspettato un disco degli Angelica: piacevole ma poco longevo, questo prodotto dal songwriting manieristico ci suggerisce un avvio che rimane a tutti gli effetti promettente, ma non appare ancora pronto per salutare la nascita di una solida side-band capitanata da una valorosa amazzone.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2020

Tracklist: 01. Calling 02. Beat Them All 03. Addicted To You 04. I’m Sorry 05. Time And Space 06. Don’t Say Goodbye 07. Still Bleeding 08. Living On High Hopes 09. A Pounding Heart 10. Angel 11. Time To Go Home
Sito Web: facebook.com/angelica.rylin

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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