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Anathema – Recensione: The Optimist

Non si siedono sugli allori gli Anathema, proseguendo nell’alternanza nuovo album/tour che portano ormai avanti ormai da anni con risultati eccellenti sia in studio che soprattutto sui palchi di mezzo mondo, con buona pace dei detrattori insensatamente ancorati alla loro produzione doom di inizio carriera.

Le pulsioni elettroniche comparse in alcune tracce di “Distant Satellites” che parevano sinceramente leggermente scollate dal trademark Anathema trovano già da “Leaving It Behind” un amalgama più naturale ed organico; a livello di storyline c’è un collegamento diretto collegato con “A Fine Day To Exit” (pare che l’idea per il nuovo album sia partita proprio dall’album del 2001 dove una persona aveva abbandonato un’automobile sulla spiaggia) e l’arpeggio elettrico ci rimanda proprio a quel capolavoro. Il poliedrico miglioramento vocale di Vincent trasfigura a tratti la sua voce tant’è che si fa fatica a riconoscere lo stesso cantante degli esordi dietro al microfono tanta è la sua capacità di spingere con la voce arrivando a modificarne la timbrica; pezzo lineare ma trascinante grazie all’andatura uptempo, ideale per l’apertura dei concerti.

In “Endless Ways” sale in cattedra Lee Douglas, cantante non fenomenale ma mai adeguatamente riconosciuta per l’intonazione naturale di cui è dotata; l’esplosione centrale del pezzo è ormai prevedibile per il metodo compositivo dei Cavanagh e di John Douglas ma gli inglesi riescono sempre a toccare le corde giuste per irretire l’ascoltatore e generare ascolti in loop dei loro l’album; discorso che vale perfettamente anche per la successiva title track.

“San Francisco” riprende col pianoforte ed altra effettistica cerebrale proprio il tema di “Endless Ways” in maniera strumentale fungendo da intro a “Springfield”, primo pezzo lanciato in anteprima dalla marcata connotazione post rock e caratterizzato dal classico svolgimento in crescendo che si elettrifica sempre più con i substrati chitarristici di Danny Cavanagh a sovrapporsi creando un effetto corale notevole; “Can’t Let Go” sembra uscita da un album pop anni ’80, molto lineare nello sviluppo con variazioni insite solo nei diversi tipi d’arrangiamento che la percorrono.

Il quasi impercettibile calo qualitativo della parte conclusiva dell’album (cosa che ho percepito in buona parte dei loro lavori precedenti) viene questa volta in parte evitato da “Back To The Start”, composizione ariosa con una parte corale atta a stemperare la classica malinconia della band di Liverpool; “The Optimist” è obiettivamente un lavoro dark pur in un’accezione melodica del termine, dove gli Anathema esplorano ed espandono ulteriormente la propria verve stilistica anche grazie al produttore Tony Doogan (Mogwai) che li ha esortati a suonare live in studio visto che buona parte di questi pezzi aveva già fatto capolino nelle setlist dei mesi passati.

Una certezza! (Alberto Capettini)

Intimo, emozionale, emozionante. Proprio come il viaggio, l’argomento che anima il concept di “The Optimist”, il nuovo album in studio degli Anathema. La storia riprende dal punto in cui si era interrotta in “A Fine Day To Exit”, con il nostro protagonista disteso sulla sabbia. Erano molteplici le chiavi di lettura di quel momento, a noi ascoltatori la possibilità di crederlo realmente morto oppure nella necessità di rompere con il passato.

Oggi il viaggio continua, ripartendo proprio dalla spiaggia di Silver Strand, San Diego, le cui coordinate “32.63N 117.14W”, sono proprio le stesse indicate nell’introduzione dell’album. E’ tempo dunque di rimettersi in macchina e proseguire, o forse (anche questa volta ci sarà libertà di interpretazione) tornare da quella famiglia ritratta nella foto sbiadita attaccata al cruscotto dell’auto. Il viaggio comincia con una “Leaving It Behind” carica di significato e speranza, una canzone ricca di atmosfera ma con una vena metallica non indifferente che Vincent Cavanagh declama con energia.

“The Optimist” è un album ricco di influenze, la band guarda al proprio passato tanto recente quanto meno, combinando le soluzioni sonore di rock atmosferico ad innesti più incisivi, con un continuo alternarsi spontaneo tra un mood crepuscolare ed un altro luminoso. Perché in questo disco c’è malinconia, ma anche tanta tenerezza e positività.

Lo notiamo con “Endless Ways”, un pezzo che parte con delle dolci tastiere e soluzioni sinfoniche per poi accogliere la sempre splendida voce di Lee Douglas, qui protagonista. Il brano si velocizza e la melodia portante segue una sensazione di crescendo arrivando ad un finale solenne che poi sfuma, abbracciando di nuovo le tastiere.

Varrebbe la pena analizzare ogni singolo episodio perché “The Optimist” non presenta nessun momento anonimo, ciascuna canzone costituisce un pezzo fondamentale del percorso tanto a livello lirico quanto musicale. Volendo soffermarci sugli highlights dell’album, come non ricordare la già nota “Springfield” brano di una dolcezza disarmante pregiato dalle intuizioni shoegaze della chitarra di Danny Cavanagh, compositore ed esecutore quanto mai ispirato.

“Can’t Let Go” elude dagli standard recenti del gruppo. Si tratta di una canzone che mantiene intatto il feeling notturno del disco eppure presenta dei ritmi più disimpegnati, quasi ballabili potremmo dire, con un tocco di synthpop e in generale richiami a una new wave nello stile degli Echoes & The Bunnymen. Più severa, ma altrettanto ariosa, “Close Your Eyes” propone ricami jazzati grazie all’ingresso della tromba e degli strumenti a fiato.

Arriviamo verso il finale con “Back To The Start”, che già nel titolo richiama la circolarità del viaggio e della vita stessa. Delizioso l’incipit atmosferico, il pezzo evolve poi in un rock cadenzato e orecchiabile arricchito dagli intrecci tra le due voci. Il refrain lascia il segno, mentre la melodia principale si rende sempre più solenne.

Semplicemente una nuova opera bella del combo di Liverpool, che torna in forma smagliante. (Andrea Sacchi)

Voto recensore
8
Etichetta: Kscope Music

Anno: 2017

Tracklist: 01. 32.63N 117.14W 02. Leaving It Behind 03. Endless Ways 04. The Optimist 05. San Francisco 06. Springfield 07. Ghosts 08. Can't Let Go 09. Close Your Eyes 10. Wildfires 11. Back To The Start
Sito Web: http://www.anathema.ws

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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