Anaal Nathrakh – Recensione: The Whole Of The Law

Non si sa bene come, ma gli Anaal Nathrakh ci riescono sempre. Come in un gioco di prestigio in cui il trucco non si vede i nostri trovano ogni volta la strada per tirar fuori un disco interessante e diverso da quello prima, senza di fatto mai cambiare nulla di evidente nel loro modo di comporre e pensare la musica. Anche a questo giro, con “ The Whole Of The Law”, ci troviamo ad ascoltare un lavoro che presenta tutte le caratteristiche ben note della band: dalla violenza inumana dell’impatto, al programming furioso, alle vocals schizzate, fino però agli inserimenti armonici e alle melodie vocali evocative, declamatorie e a tratti addirittura epiche.

Rispetto ad esempio al precedente “Desideratum” la band torna a picchiare più duro, accentuando anche quell’atmosfera cupa e necrotica che era più presente nelle prime uscite. Black metal, death-grind e industrial del più estremo si mischiano in modo riuscito e vengono infiltrati da un sottofondo melodico che si materializza con contorni a volte vicini al symphonic-black metal, altre volte al dark-metal o all’avantgarde più drammatico.

Esempi di tale miscela sono ad esempio tracce come “Depravity Favours The Blood”, “Hold Your Children Close And Pray For Oblivion”, ma anche “In Flagrante Delicto” o “Of Horror, And The Black Shawls”. Il bello è appunto che gli ingredienti generali sono simili, ma il risultato che ne scaturisce è quello di ascoltare canzoni diverse e riconoscibili, ben incentrate su un mood centrale facilmente afferrabile e un sound personalissimo.

Ci sono poi momenti totalmente deliranti, una vera e propria colonna sonora dell’apocalisse, più caotici e brutali, in cui si accentuano i ritmi grind e il minimalismo estremo. Difficile che però un’intera canzone rimanga totalmente concentrata su tali schemi, ma brani come “So We can Die Happy” o “On Beign A Slave” concedono davvero poco spazio a sviluppi armonici più ascoltabili e privilegiano la mera distruzione. Curioso e dall’atmosfera particolarissima è invece un brano come “Extravaganza”, in cui al di sopra di un groove semi-rallentato (almeno in confronto al resto dell’album) si staglia una linea vocale dal taglio demoniaco, a cui viene avvicinato un sibilo in tonalità più alta che rimanda allo spettrale King Diamond.

Se pur violentissimo, e in alcuni momenti disturbante, “The Whole Of The Law” è un disco altrettanto scorrevole e d’impatto immediato, capace di evocare emozioni senza stancare dopo pochi ascolti. L’ennesima buonissima uscita targata Anaal Nathrakh, ormai un marchio sicuro a cui affidarsi senza esitazioni.

anaalnathrakh-thewholeofthelaw

Voto recensore
7,5
Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. The Nameless Dread 02. Depravity Favours the Bold 03. Hold Your Children Close and Pray for Oblivion 04. We Will Fucking Kill You 05. …So We Can Die Happy 06. In Flagrante Delicto 07. And You Will Beg for Our Secrets 08. Extravaganza! 09. On Being a Slave 10. The Great Spectator 11. Of Horror, and the Black Shawls
Sito Web: http://www.facebook.com/Anaalnathrakhofficial

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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