An Autumn For Crippled Children – Recensione: “Eternal”

Sei album in sei anni che rivelano una produttività non indifferente e a parlare per loro è la musica. Degli An Autumn For Crippled Children infatti non si sa nulla, se non che sono olandesi: identità mai rivelate, nessuna fotografia ufficiale, nessuna apparizione dal vivo. Il loro male di vivere continua tra le note di “Eternal”, un album che arriva poco più di un anno e mezzo dopo quel “The Long Goodbye” che suonava come un mesto congedo.

Invece gli An Autumn For Crippled Children sono ancora tra noi e si prendono pure la briga di dare un ulteriore giro di vite al cammino evolutivo del loro black metal, che già nel precedente album trovava la sua ideale diluizione nelle pieghe del post rock e dello shoegaze. “Eternal” è invece il disco più melodico composto in assoluto dalla band, dove per melodico, sia chiaro, non si intende radiofonico o di largo consumo.

“Eternal” sceglie l’impatto emozionale e la drammaticità delle strutture, dove i retaggi black restano vincolati alla voce e ad alcuni tremoli delle chitarre, che in linea di massima abbracciano i droni dello shoegaze e assicurano ai brani quella ricorsività corretta da melodie suggestive e romantiche, nel senso più letterario del termine. Questa volta si avvertono per prime le influenze che arrivano da un certo modo di intendere la new wave, dove i numi tutelari ricreati sono i Joy Division, gli Echo & The Bunnymen e i My Bloody Valentine, pennellati da una coltre nera nelle corde degli Alcest, dei Lifelover e degli Amesoeurs. Una coltre poi rafforzata dai riverberi e da una registrazione che mantiene intatta la natura lo-fi del prodotto, adattissima al contesto.

Passaggi ariosi di tastiere, chitarre che si prodigano nel tessere una melodia ripetitiva ma capace di toccare le corde dell’emozione e uno screaming disperato, quasi un lamento di resa. Una formula che resta salda e si perpetua per tutta le durata dell’album lasciando fluire gli ech della new wave e del post punk ottimamente inseriti nel contersto (“I Will Never Let You Die”, “Farewell”), passaggi di spietata dolcezza (“Days Of Sleep”), velocità e crude reminiscenze black (“Matters Of The Heart”) e talvolta tutto questo insieme (“This Small Place You Occupied Is So Empty Now”).

Un disco dal mood al solito malinconico ma che esalta la vena più introspettiva e ripetiamo, romantica degli olandesi. Il lavoro soffre a tratti la ripetitività delle strutture, ma le intuizioni positive sono sempre numerose e con “Eternal” la band incontrerà i gusti dei propri fans e anche di chi preferisce sonorità più accessibili.

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Voto recensore
7
Etichetta: Wickerman Recordings

Anno: 2016

Tracklist: 01. Eternal Youth 02. I Will Never Let You Die 03. On Fire 04. Farewell 05. This Small Space You Occupied Is So Empty Now 06. You Have Been In The Shadows For So Long 07. Days Of Sleep 08. Swallowed By Night's Despair 09. Cloud Mood 10. Matters Of The Heart
Sito Web: https://www.facebook.com/aafcc2009

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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