Arrival – Recensione: An Abstract Of Inertia

L’ennesimo gruppo di black sinfonico scandinavo? In un certo senso. Non hanno la presunzione di suonare originali a tutti i costi gli Arrival, anzi, pescano a piene mani da materiale che è già stato rivisitato e studiato in tutte le salse. Eppure ‘An Abstract Of Inertia’ cattura l’attenzione fin dai primi ascolti: sarà probabilmente il feeling epicheggiante che permea i brani, saranno gli ottimi lavori in fase di arrangiamento che permettono alla band di non avvicinarsi troppo a nessuno dei mostri sacri del genere, ma di mantenere una propria coerenza stilistica. Intermezzi acustici, aperture vicine al metal classico, un uso delle tastiere efficace, ma mai invadente, ritmiche dinamiche e varie e soprattutto un songwriting di tutto rispetto che consente ai cinque finlandesi di inserire partiture classicheggianti, intermezzi acustici ed influenze tra le più diverse (a tratti si avvicinano anche alla maestosità dei My Dying Bride. Inquieti ed inquietanti, insomma: veramente una bella sorpresa. Da tenere d’occhio.

Voto recensore
7
Etichetta: Edgerunner / Pulsar Light Rcs / W&B

Anno: 2002

Tracklist:

Tracklist: Prelude / Spacepenetrator / From Behind The Black Rainbow / Under The Cloak Of Darkness / Ardor For Euphoria / 6th Day / Intermezzo / An Abstract Of Inertia


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