Amorphis – Recensione: Under The Red Cloud

Dodicesimo studio album dei giganti finlandesi Amorphis, “Under The Red Cloud” (che arriva puntuale per festeggiare i venticinque anni di attività della band) ribadisce in pieno la bontà di un collettivo protagonista di un percorso evolutivo costante che lo ha portato dagli esordi vicini al death metal (per quanto melodico e ricercato) alle release di carattere progressivo e profumate di folclore degli ultimi tempi.

Perfetto successore del già ottimo “Circle”, “Under The Red Cloud” ne riprende i toni cupi e muscolari che avevano sancito un ritorno a sonorità più heavy, ma questi ne escono abbelliti, se non addirittura rafforzati dal sentito connubio con le influenze seventies e prog, che assicurano la giusta dose di melodia al disco senza che questa prenda il sopravvento. E’ notevole il lavoro svolto dagli ospiti che hanno preso parte alle registrazioni, ovvero Chrigel Glanzmann degli Eluveitie al flauto e di Martin Lopez, ex membro degli Opeth, alle percussioni. Brani come “Death Of A King”, dall’andamento arabeggiante e la bucolica “Tree Of Ages” diventano così dimostrazione di cosa gli Amorphis possano fare oggi, combinando con disinvoltura suoni dagli anni’70, ’90 e 2000.

Ce n’è per tutti i gusti in questo album e non ci si annoia mai. A chi fa presente come il gruppo abbia ormai acquisito una formula sonora ben riconoscibile e forse troppo perpetuata, noi rispondiamo come questa si traduca in canzoni dal senso estetico raffinato, semplicemente belle e con melodie portanti che entrano sottopelle. La titletrack apre le danze bilanciando al meglio le due facciate e subito si nota come la voce di Tomi Joutsen sia interpretativa e a proprio agio tanto nelle emozionanti parti pulite quanto nei momenti in cui preferisce un profondo growl, protagonista dei brani più duri (“Bad Blood”, “Dark Path”).

E’ qui che saremo colpiti dai riff di chitarra tessuti da Esa Holopainen, protagonista anche nei brani più sfaccettati e melodici, nei quali, le tastiere di Santeri Kallio e il flauto accompagnano le rimembranze settantiane care al gruppo, mentre le percussioni contribuiscono a dare maggior risalto alla già solidissima sezione ritmica. Il flavour epico di “The Four Wise Ones” e “The Skull”, l’orecchiabilità della drammatica “Sacrifice” e la dolce conclusione affidata a “White Night”, ribadiscono quanto il punto di forza degli Amorphis stia in un songwriting sempre vario e nettamente superiore alla media.

Per concludere riserviamo un commento alla produzione, questa volta affidata a Jens Bogren, che ha evidenziato il lato vintage e lievemente ruvido dell’ensemble senza perdersi in eccessi di patinatura.

Voto recensore
8
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2015

Tracklist:

01. Under The Red Cloud
02. The Four Wise Ones
03. Bad Blood
04. The Skull
05. Death Of A King
06. Sacrifice
07. Dark Path
08. Enemy At The Gates
09. Tree Of Ages
10. White Night


Sito Web: http://amorphis.net/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

7 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Jex

    Musicalmente parlando lo trovo eccezionale, peccato però che non abbiano (mai avuto) un (vero) cantante. Growls ma sopratutto clean voices semplicemente inadeguate alla caratura degli strumenti…

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    • Malmòs

      Allora ci dica Lei… CHI sarebbe più consono dietro al microfono. Sentitamente grazie.

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  2. Jex

    LEI… chi? 😛
    Perdonami Malmos-toso ma non posso dire che DA SEMPRE il tallone d’achille degli Amorphis sia il cantante, in my not so humble opinion?
    Vado a memoria e non ricordo l’anno ma quando usci il disco contenente la ri-registrazione di BLACK WINTER DAY (mi pare sia un best o raba simile) speravo che si desse una produzione migliore ad un brano meraviglioso… e da lì mi son reso conto che avvicendamenti al microfono e cambi vari non hanno migliorato la situazione di una virgola: meglio la registrazione originale che però non ha dei bellissimi suoni.
    Onestamente non saprei chi mettere al microfono, ci ho pensato… ma non saprei…. ma tantu TU volevi solo il flame, right?

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    • Malmòs

      allora… che un disco come “magic & mayhem” di brani vecchi rielaborati non sia piaciuto per carità ci può stare, che anche il nuovo corso da “eclipse” sino ad oggi possa non piacere pure ci può stare; che però Joutsen come vocalist non sia perfetto nella band, o poco adatto nel cantare bene in “growls” e “clean” mi sembra un pò eccessivo… e ne dissento totalmente da questa sua dichiarazione. Un consiglio: vada a vederli “on-stage” di persona (se Le capiterà) e potrà ricredersi.

      P.S. altro che flame? Saluti a iosa 🙂 🙂 🙂

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      • Jex

        Guarda, quel “LEI” è proprio fuori posto… ho idea che siamo entrambe vecchietti 🙂
        Secondo me gli Amorphis non hanno mai raggiunto il successo che realmente meritano, sono musicisti e soprattutto compositori davvero eccellenti e quando definisco le vocals come il loro punto debole non significa che facciano schifo, significa che (io, per carità) le trovo un gradino (o mezzo, se vuoi) al di sotto dell’eccellenza del songwriting.
        Pensando seriamente a chi potrebbe fornire una performance migliore al microfono mi son reso conto che è davvero difficile ipotizzarlo, perchè si tende ad assimilare il vocalist con il sound della band di provenienza…
        Detto questo, caro Malmos, meno male che i veterani dei mille laghi suonano ancora…
        …almeno su questo siamo sicuramente concordi!

        Reply (in reply to Malmòs)
      • alessandro

        …. non je la posso fa a sentire dare del LEI su una recensione di metallus. sei un genio. 😉

        Reply (in reply to Malmòs)
  3. rain chaos

    Mah, cercando di essere più costruttivo possibile, dire che Joutsen abbassa il livello compositivo degli Amorphis, è una CAGATA COLOSSALE, come non ne sentivo da un pò…va bene il sacro “de gustibus”, ma almeno ascoltare bene con un po di competenza prima di spararle…al massimo è proprio il contrario, pezzi ormai con uno stile compositivo ormai consolidato e anche su quest’ultimo disco che sanno un po di “già sentito”, vengono proprio salvati ed esaltati dalla voce PERFETTA di Joutsen, che passa in modo egregio da tutti gli stili…

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