Amorphis – Recensione: Tales From The Thousand Lakes

A dirla tutta, già il sottovalutato “The Karelian Isthmus”, che proponeva una forma un po’ anomala (e progressiva) di extreme metal, lasciava trasparire che ai geniali ragazzi di Helsinki i panni dei deathster stavano stretti fin dall’inizio ed era immaginabile, viste le premesse, che negli anni il combo rendesse sempre più ricercato il suo sound attraverso il graduale abbandono del cantato gutturale e delle iniziali ruvidità, ma anche attraverso quegli assestamenti di line-up che hanno consentito a questa entità senza forma (Amorphis, per l’appunto) di definire meglio i suoi contorni per divenire ciò che è oggi, cioè una delle band di punta del panorama heavy rock a livello mondiale.

Questo indimenticabile “Tales From The Thousand Lakes“, registrato ai mitici Sunlight Studios, vide la luce ventidue anni fa (precisamente il 1° settembre 1994) per Relapse Records, label che nel ’92 aveva già curato l’uscita del debutto sulla lunga distanza: in formazione troviamo sempre il duo Tomi Koivusaari / Esa Holopainen alle chitarre e Olli-Pekka Laine al basso, mentre Jan Rechberger inizia ad occuparsi a tempo pieno della batteria, cedendo il ruolo di tastierista al misconosciuto talento Kasper Mårtenson (che sarà sostituito da lì a poco). E sono proprio i synth a dare al contesto sonoro, rallentato e maggiormente cadenzato rispetto agli esordi, quella marcia in più che consente ai nostri di osare ciò che nel primo platter era solo in nuce: tra growl dilatati misti a clean vocals e suggestive cavalcate chitarristiche eseguite con stile che si vorrebbe non finissero mai, la sperimentazione si concretizza in frequenti passaggi arabeggianti / progressive rock e in una singolare fusione di death-doom e folk (ma trovano spazio anche sporadici tuffi nell’elettronica), insomma un pot-pourri di emozioni che aveva piacevolmente stupito l’audience della band. Usiamo l’espressione ‘piacevolmente’ perché, come ricorderanno coloro che in quegli anni seguivano la scena, almeno fino all’uscita di questo lavoro e del coetaneo “Wildhoney” dei Tiamat (pubblicato lo stesso giorno per Century Media), le intromissioni tastieristiche non erano viste sempre di buon grado dai deathster duri e puri.

Ma, per fortuna o purtroppo, in Scandinavia (dove la scena iniziava a conoscere il suo massimo splendore) le cose iniziavano a cambiare e il metallo più pesante cominciava a respirare aria nuova sotto vari aspetti: oltre all’esplosione del black (che spesso si spingerà oltre sé stesso, per lambire e talvolta oltrepassare i confini di altri stili musicali), ricordiamo per inciso che lo stesso anno di uscita di “Tales From The Thousand Lakes” erano state date alle stampe le opere prime di In Flames e The Third And The Mortal, gruppi che insieme a In the Woods, Dark Tranquillity e altri gettarono le basi per quella nuova, sfaccettata e poliedrica architettura sonora, che dalla metà dei ’90 sovrasterà nel bene e nel male tutto ciò che nel metal iniziava ad essere definito ‘vecchio’.

Amorphis-Tales

Etichetta: Relapse Records

Anno: 1994

Tracklist: 01. Thousand Lakes 02. Into Hiding 03. The Castaway 04. First Doom 05. Black Winter Day 06. Drowned Maid 07. In The Beginning 08. Forgotten Sunrise 09. To Fathers Cabin 10. Magic And Mayhem
Sito Web: http://www.amorphis.net/

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  1. lunicocommentoalways

    Andrea ma manca un pezzo oppure l’articolo si conclude cosi? Se fosse dico io una cosa ai metalkid moderni, troppo di fretta per sprecare 45 minuti ad ascoltare un disco vecchio e con una produzione ad oggi opinabile: investite 5 soli minuti nell’ascolto di “Black Winter Day” e non rimarrete delusi :*

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