Amorphis – Recensione: Queen Of Time

Con “Queen Of Time” siamo al cospetto del tredicesimo lavoro di una band che non ha praticamente mai avuto cedimenti da un punto di vista qualitativo ed è addirittura venerata nella natia Finlandia; per un traguardo che sancisce ormai quasi trent’anni di carriera ci è sembrato giusto dedicare a questo album una doppia recensione, due punti di vista che fotografano un’opera che vi consigliamo almeno di degnare di un ascolto per rendere il giusto tributo a questo insieme di musicisti mai scesi a compromessi.

Il nuovo album segna il ritorno del figliol prodigo Olli-Pekka Laine in seno agli Amorphis, anche se il nostro ha dato libero sfogo alla propria creatività in questi anni nei Barren Earth, band di cui abbiamo parlato recentemente sul nostro portale;  la chitarra effettata di Esa Holopainen si fa subito sentire in “The Bee” accompagnata da una poderosa sezione sinfonica stile Epica che poggia sulle tastiere di Santeri Kallio ma che vede la presenza anche di un’orchestra ed un coro in carne ed ossa.

Ci pensa comunque Tomi Joutsen a mettere in chiaro che gli Amorphis sono però altro (e lo sono da “Tales From The Thousand Lakes” in avanti), soprattutto grazie al doppio registro vocale che il magnetico cantante riesce ad utilizzare. La produzione di Jens Bogren rasenta la perfezione (e se lo si percepisce anche in mp3 c’è solo da guadagnarci in goduria); il nostro è ormai la figura guida delle produzioni odierne ma coi finlandesi pare avere un rapporto tale da renderlo il settimo membro della band. “Message In The Amber” non fa mancare la tipica componente folk anche se questi musicisti ormai non più di primo pelo a questo giro ci sembrano particolarmente convinti dello status che hanno raggiunto. Non è un caso che appena finito il tour a supporto del precedente “Under The Red Cloud” i nostri si siano messi immediatamente al lavoro su quello che sarebbe diventato “Queen Of Time” probabilmente seguendo un flusso di particolare ispirazione.

E se pensiamo che l’album è stato completato in soli tre mesi c’è da rimanere a bocca aperta; sentitevi gli azzeccatissimi inserti di sax ad opera dell’ospite Jørgen Munkeby degli Shining, in “Daughter Of Hate”, pezzo dai tratti progressive metal (certo estremi all’altezza del ritornello) o “The Golden Elk” che guarda ad oriente dalle parti degli Orphaned Land senza timore di suonare fuori luogo. Bello il cantato scandito di “Heart Of The Giant” a guidare controcanti sempre possenti mentre Joutsen duetta con Anneke Van Giersbergen in “Amongst Stars” che contiene l’assolo con più feeling dell’album (non ci riferiamo alla tecnica qui ma al puro e semplice gusto melodico).

Per il sottoscritto album promosso a pieni voti… anzi forse il più convincente dai tempi di “The Beginning Of Times”:

Voto 8

(Alberto Capettini)

Li attendevo al varco gli Amorphis, con un misto di preoccupazione e trepidazione. Li attendevo perché dopo averli visti dal vivo un paio di anni fa circa in quel di Firenze (a supporto di un disco intenso e convincente come “Under The Red Cloud”), “Queen Of Time” rappresentava per il sottoscritto un nuovo banco di prova per una band che difficilmente ha sbagliato un disco.

Sin dal riff orientaleggiante di “The Bee” (Anche primo singolo e video) i finlandesi dimostrano di avere almeno due marce in più rispetto ai competitor, mostrando un scrittura matura e consolidata. Unita ad un gusto melodico fuori dal comune. Da applausi Tomi Joutsen, capace di mantenere condurre per mano l’ascoltatore in un viaggio intenso e coinvolgente.

Di matrice folk la sinuosa “Message In Amber”. Sound rotondo, intensità e piglio melodico. Un mix che letteralmente spazza via chiunque si definisca “Folk metal”. Da applausi il coro che si incastra nel cantato di Joutsen. Un tuffo nel passato con “Daughter Of Hate”, dove i nostri sembrano tornare ai primi anni 90, ma è solo una maschera che cade con la fine del riff che apre alla voce del singer di Lohja che miscela melodia e frustrate brutali. Spiazza – ma non troppo – il sax di Jørgen Munkeby degli Shining, che rende ancora più varia una canzone che non cala mai di tensione. Positiva – e molto – anche “Wrong Direction”, canzone dal chiaro appeal radiofonico (sicuramente la più “radio-friendly” di tutte), ma che nonostante tutto non risulta banale per lo spessore musicale di un brano che non cala mai di intensità.

Ed è proprio questa la medaglia più lucente da appuntare al petto dei nostri: un disco che non smette dei crescere di intensità, che rimane “vivo” nelle orecchie di chi ascolta i passaggi dei nostri. Merito – probabilmente – anche della produzione di Jens Bogren che rende fluidi i suoni, potenti e melodici.

Drammatica e passionale “Heart Of The Giant”, che trascina l’ascoltatore e che coinvolge grazie ad un vortice di note che resta attaccato alla pelle tra accelerazioni e frenate. Da applausi la nuova collaborazione con Anneke Van Giersbergen. “Amongst Stars” è una delle canzoni più convincenti per tensione melodica e di sicuro impatto live. “Pyres Of The Coast” ha il compito di chiudere l’album, come la fine di un viaggio, come l’immagine di una nave che invece che attraccare salpa nuovamente nonostante il lungo viaggio compiuto fino a poco tempo prima. Una sensazione di “costante movimento”: una sapiente unione di epico, sinfonico e malinconico.

Una band che ha saputo mutare il proprio DNA, crescendo di canzone in canzone. Quasi raggiunti i 30 anni di carriera, ci ritroviamo di fronte una band incapace di restare ferma . Piuttosto che stare ferma e scrutare l’orizzonte rischia, sperimenta ed attraversa quell’ideale linea che solo da distanza poteva immaginare.

Una conferma decisamente gradita.

Voto 7,5

 (Saverio Spadavecchia)

Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2018

Tracklist: 01. The Bee 02. Message In The Amber 03. Daughter Of Hate 04. The Golden Elk 05. Wrong Decision 06. Heart Of The Giant 07. We Accursed 08. Grain Of Sand 09. Amongst Stars 10. Pyres Of The Coast
Sito Web: http://www.amorphis.net/

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per n-mila testate e prodigioso “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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