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Amorphis – Recensione: Elegy

“Elegy” degli Amorphis è una delle pietre d’angolo della loro discografia. Un trampolino, un balzo e per certi versi anche una scoperta, che ha trasformato la band in una delle più interessanti del panorama metal di fine millennio scorso.

Un album di “tradizioni”, questo perché i testi sono sono basati sulle ballate e sui poemi tradizionali finlandesi, compilati nelle Kanteletar da Elias Lönnrot nel 1840. Nel volume si racconta la vita del popolo in tutte le sue manifestazioni: ninne-nanne e canti nuziali, strofe amorose, lacrime del distacco e gioie del ritorno, speranze e rimpianti, non senza qualche ricordo storico e qualche leggenda in forma di ballata. Ecco l’ispirazione dei nostri, guidati da un contrasto unico tra growl e voce pulita.

Proprio Pasi Koskinen, appena assunto per prestare la sua voce pulita e graffiante, è quella marcia in più che si affianca al growl lancinante di Tomi Koivusaari.

“Better Unborn” con le sue scale orientali, l’urgenza di “Against Widows” che diventerà uno degli “inni” della band. C’è poi “The Orphan”, che parte delicata e sospesa e che poi flirta con un sound rock dal caldo suono ’70. Nientemeno che un gioiello.

Album che cresce con “On Rich And Poor”, che ritorna ai fasti di pochi anni prima: tesa, vibrante, di chiarissima matrice death metal. Un legame con un passato che sembra lasciare gli ultimi lampi prima di una grande evoluzione. E poi la canzone simbolo dell’album “My Kantele”, ballata sfuggente, che cambia pelle e che danza presa per mano dalle voci di Koivusaari e Koskinen. Una dichiarazione d’amore per una terra mitica e che viene raccontata grazie ai contrasti di una musica costruita con gusto.

Cambio di scena e la band torna a “picchiare” con “Cares”, ma che poi spiazza con un break dal sapore russo/balcanico che esplode in un ritornello che miscela il “nuovo” e “l’antico”. Altro brano degno di nota e perno di una band unica nel suo genere la title track. “Elegy”, tutti i suoi segreti, sono racchiusi qui: un pianoforte drammatico che viene punteggiato da una chitarra distanza e quasi assente. Cresce, sale la tensione e poi deflagra in un passaggio di armonie da brividi. Quasi a sorvolare quei mille laghi della Finlandia.

Un disco che ha segnato un’epoca, che ha contribuito alla crescita di fama della band di Helsinki. Un disco irripetibile, che ad ogni ascolto mette ancora i brividi.

Voto recensore
8,5
Etichetta: Relapse Records

Anno: 1996

Tracklist: 1. "Better Unborn" 2. "Against Widows" 3. "The Orphan" 4. "On Rich And Poor" 5. "My Kantele" 6. "Cares" 7. "Song Of The Troubled One" 8. "Weeper On The Shore” 9. "Elegy" 10. "Relief" 11. "My Kantele (acoustic reprise)"
Sito Web: www.amorphis.net

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per n-mila testate e prodigioso “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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