Amon Amarth – Recensione: Jomsviking

Decimo sigillo per gli svedesi Amon Amarth, che con questo “Jomsviking” giocano la carta del concept album incentrato su una storia d’amore di un guerriero con lo sfondo di una setta composta da mercenari assetati di sangue (il nome di questi ultimi è il titolo della nuova opera): l’abbandono da parte del batterista Fredrik Andersson è stato ben assorbito per la realizzazione di queste tracce su Sony Music, grazie all’apporto di Tobias Gustafsson dei Vomitory.

La partenza è di quelle col botto, con la melodica e carica “First Kill”, impreziosita dagli intrecci di chitarra ai quali ormai il gruppo ci ha ben abituato e prosegue con “Wanderer”, dal riff iniziale nello stile metal più classico e con un assolo che dimostra ulteriormente la capacità della premiata coppia di chitarre MikkonenSöderberg di sapersi districare anche qundo la semplicità e la linearità degli assoli regnano, senza mai sconfinare nel banale o nel kitsch, prima che le delicate e sognanti note finali chiudano il pezzo in contrasto col recitato cruento.

In effetti questa volta gli Amon Amarth si spostano ancora di più sul versante del metal più classico, così come si poteva sentire già dal precedente album: “On A Sea Of Blood” rappresenta il mix fra riff maideniani e reminiscenze thrash (addirittura ricompare il cantato in growl) e “One Against All”, fra i pezzi migliori di questo lavoro, sintetizza ciò che il gruppo suonava qualche anno fa unito organicamente alla nuova strada intrapresa. Probabilmente i più puristi storceranno il naso ma anche la natura cinematografica di questa storia che si sviluppa in dieci brani si presta a questo ulteriore cambiamento di tendenza sonora: “Raise Your Horns”, una drinking song vichinga, la notevolissima “At Dawn’s First Light” e la malinconica “One Thousand Burning Arrows” dal chorus cupo e dalla parte centrale fortemente nordica.

Fore l’unico brano un po’ troppo scontato risulta essere “Vengeance Is Mine” che viene comunque prontamente riscattato da “A Dream That Cannot Be”, in cui il cantante Johan Hegg duetta con Doro Pesch, e dalla finale “Back On Northern Shores”, sette minuti e trenta di epicità malinconica che mette in mostra tutte le carte che il gruppo sa giocare (e bene).

Di sicuro in molti avranno da ridire riguardo questo “Jomsviking” (e guarda caso su major, e non sono più quelli di una volta, …), un album ben composto e in grado di essere fresco e credibile per tutti gli amanti del suono metal al di là delle distinzioni di genere: pregio non da poco, specie dopo tanti album e specie rimettendosi ulteriormente in gioco scegliendo una via a suo modo sconosciuta.

Amon Amarth - Jomsviking

 

Voto recensore
7,5
Etichetta: Metal Blade Records/Sony Music

Anno: 2016

Tracklist: 1. First Kill 2. Wanderer 3. On A Sea Of Blood 4. One Against All 5. Raise Your Horns 6. The Way Of Vikings 7. At Dawn‘s First Light 8. One Thousand Burning Arrows 9. Vengeance Is My Name 10. A Dream That Cannot Be (Featuring Doro Pesch) 11. Back On Northern Shores
Sito Web: http://www.amonamarth.com/

4 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Riccardo Colizza

    hanno fatto un’album bomba, sono energetici,devastanti, beh insomma potere vichingo al massimo.
    la mia opinione è che mi piacciono tutte.
    Hail Amon Amarth ! \m/ 🙂

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  2. ALESSIO GREGORI

    Con quanta gioia ho ascoltato quest’ultima fatica (la decima) degli AMON AMARTH, una delle mie band preferite, non lo nascondo, del panorama Melodic/Power/Viking Death Metal!
    Al di là della storia più o meno interessante, il fulcro di quest’album è sempre quel fantastico connubio di potenza e melodia che spacca tutto e tutti e mette la band svedese all’apice di una carriera ormai inossidabile e inattaccabile da chiunque.
    Non sto a scendere nei dettagli dei singoli brani, dico solo che c’è una corposità nel suono degli AA che ti sconquassa dalle budella e che ti mette un’energia addosso che non ti molla più per il resto della giornata. Tutto è perfetto, tutto è in armonia.
    Jomsviking entra di diritto nella top ten del 2016, a prescindere da tutte le prossime uscite.
    Grandiosi, come sempre.
    Metalblood.org

    Reply
  3. Fabio Meschiari

    Grazie Alessio!

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