Allen/Olzon – Recensione: Army Of Dreamers

Se il presente è generalmente avaro di certezze, è anche vero che ci sono delle situazioni, delle combinazioni e delle collaborazioni sulle quali sentiamo di poter andare sul sicuro: è questo con ogni probabilità il caso del trio, Allen / Olzon / Karlsson, che con “Army Of Dreamers” regala ai fan del metal melodico un degno successore di “Worlds Apart”, uscito nel 2020. Con un duo alla voce formato da Anette Olzon (Alyson Avenue, Nightwish, Dark Element e due album da solista) e Russell Allen (Allen/Lande, Symphony X, Adrenaline Mob, Avantasia, Ayreon), supportati dal richiestissimo chitarrista, produttore e compositore svedese Magnus Karlsson (Primal Fear, Allen/Lande, Kiske/Somerville, Bob Catley, Ralf Scheepers ed il suo progetto Magnus Karlsson’s Free Fall), la pasta della quale sono fatti i sogni di questo nuovo disco dovrebbe essere chiara, ancor prima di aver avviato l’ascolto. Se poi aggiungiamo il missaggio di Jacob Hansen, la batteria di Anders Köllerfors (Starbreaker, Heart Healer e la stessa Olzon nel suo ultimo album solista) ed infine la direzione artistica di Serafino Perugino di Frontiers Music, i prossimi undici brani in scaletta hanno tutte le carte in regola per offrire quasi cinquantacinque minuti di elegante intrattenimento. Se però c’è un elemento che sorprende fin dai primi momenti, questa è la buona consistenza metallica dell’ensamble: dovuta in gran parte all’attitudine di Allen ed al drumming di Köllerfors, questa sposta decisamente gli equilibri dall’anima melodica – della quale si occupa Olzon nel corso dei ritornelli – ad una decisamente più heavy, ulteriormente irrobustita da elementi sinfonici e chitarre dai toni gravi (“Army Of Dreamers”).

In questa chiara ed intelligente divisione dei ruoli, che vede la cantante svedese ricoprire un ruolo di supporto funzionale al tipo di composizioni proposte, c’è un ulteriore elemento che denota le idee chiare alla base della composizione di questo disco ed il piglio testardo col quale Karlsson ha voluto dare forma alla propria visione: ascoltando sia Allen che Olzon non si ha mai l’impressione di trovarsi di fronte alla performance di due prime donne, quanto piuttosto di assistere ad uno sforzo collaborativo improntato ad una incredibile professionalità (“All Alone”), ad un talento indiscusso e ad un progetto fermamente intenzionato ad incasellare ogni contributo al suo posto, per raggiungere un risultato condiviso. L’efficacia con la quale di dipanano “Carved Into Stone” oppure la conclusiva “Never Too Late”, giusto per citarne un paio, è emblematica in questo senso, rappresentando alla perfezione quel momento nel quale una canzone pensata bene si traduce in un ascolto divertente, trascinante, coinvolgente grazie alla buona chimica che si innesta tra gli artisti e raggiunge, con la magia che appartiene alla musica, le orecchie del pubblico. “You can’t touch music, but music can touch you”, dopo tutto. Un altro punto a favore del disco è la relativa facilità di ascolto, nonostante il suono pieno di elementi e denso di trame: fin dalle prime battute di ciascun brano è infatti possibile prevederne le chiavi e lo sviluppo (“So Quiet Here”), anche grazie ad un utilizzo delle tastiere da parte dello stesso Karlsson che in un certo senso introduce, alla Europe, alle principali linee melodiche della canzone.

Grazie alle idee chiare che hanno probabilmente frullato in testa al chitarrista svedese al momento di scrivere i primi appunti per “Army Of Dreamers”, è chiaro come tutti gli elementi siano stati contemplati nello stesso momento, con un particolare riferimento alle linee melodiche: nell’istante in cui si realizza che qui non vi è nulla di incollato/appiccicato a posteriori, perché le canzoni nascono intorno al loro cantato (e non viceversa), il disco viene automaticamente promosso in una lega superiore nella quale si misurerà con prodotti di qualità premium, lasciandosi alle spalle molti dei “progetti” più o meno estemporanei che affollano un catalogo di Frontiers capace di replicarsi più rapidamente di un branco di Gremlins sotto la pioggia. Disponibile anche in un attraente doppio vinile di colore bianco, il secondo album del dinamico trio è un acquisto caldamente consigliato per gli amanti di un metal vibrante e melodico, a tratti perfino romantico (“Out Of Nowhere”), che però non rinuncia agli elementi più vigorosi e trascinanti del genere, compresi molti eccellenti assoli di chitarra (“Look At Me”). Generosa combinazione di qualità e quantità, la cui intensità cala impercettibilmente e solo nell’ultimissima parte, il nuovo lavoro di Allen/Olzon beneficia di una direzione lineare e possiede un appeal logico ed universale, in grado di distendere con autorevolezza parti sinfoniche e ritmiche implacabili (“A Million Skies”) per coinvolgere senza mai perdere né tempo, né occasioni, né credibilità.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2022

Tracklist: 01. Army Of Dreamers 02. So Quiet Here 03. Out Of Nowhere 04. A Million Skies 05. Carved Into Stone 06. All Alone 07. Look At Me 08. Until It's Over 09. I Am Gone 10. Are We Really Strangers 11. Never Too Late
Sito Web: facebook.com/allenolzon

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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