All That Remains – Recensione: Victim Of The New Disease

La band di Springfield ritorna in scena ad un anno daMadness” (la recensione) con questo album dal carattere tipicamente metalcore, un mix molto ben riuscito dei sound delle maggiori band americane tra cui Five Finger Death Punch, Lamb of God, Slipknot e Pantera.
La traccia di apertura è “Fuck Love“, un pezzo potente dal ritmo veloce e tecnico. Potremmo quasi paragonarlo ad un primo periodo nu metal in stile Slipknot, ma con ritmi di batteria tipicamente Djent come nel ritornello. MetalSucks ha definito “Fuck Love” come il pezzo più heavy mai composto dagli ATR, con qualche dubbio certo ma la pulce all’orecchio è stata messa. Era il momento di ridare colore e potenza al sound della band americana e sicuramente con questa canzone ci sono riusciti. Insomma, il growl finale è qualcosa da pelle d’oca per chiunque lo ascolti.
Everything’s Wrong” è una power ballad in stile FFDP. Il sentimento di malessere e malinconia pervade questo pezzo assolutamente spettacolare. Si passa da un arpeggio in clean ad un riff più pesante di chitarra. La voce di Philip Labonte raggiunge livelli virtuosistici fenomenali, come già detto, molto vicini a quelli di Ivan Moody (nel 2016 proprio Labonte sostituì il cantante nel tour dei Five Finger). La canzone che salta subito alla mente ascoltando questo brano è “I remember Everything”, sempre della stessa band.
Blood I Spill” è una traccia dalle sonorità più southern. Quello che davvero, finora, ha entusiasmato è Jason Costa, che alla batteria mantiene un ritmo assolutamente martellante vicino, se vogliamo, a quello dei Meshuggah in “ObZen”. Un mondo devastato, una guerra da vincere e la desolazione dilagante; questo induce il protagonista a “versare il suo sangue” per donare vita nuova. Ma davvero tutto questo basterà ?
Wasteland” riprende una sonorità groove metal in stile Pantera ma con una coordinazione voce – chitarra più vicina al metalcore anni 2000. Anche in questo caso la band americana si scaglia contro la pochezza della vita quotidiana. Piuttosto di sbagliare, l’uomo rinuncia persino a provare a migliorare la sua condizione. La sua è una sudditanza al tiranno della società. “Non sto scherzando quando dico che la tua rabbia è uno scherzo” dice la seconda strofa, continuare a lamentarsi senza mai agire non aiuta; anzi ad un certo punto ci verrà presentata, anzi venduta, la “corda”. Per uscire da questo mondo di rifiuti o per farla finita non si può sapere. Certo che quei “100 milioni di morti che dimostrano che tu hai torto”, in questo momento stanno urlando contro di noi per svegliarci dal sonno dell’incoscienza.
Alone In The Darkness” è un’altra power ballad, la seconda del disco. Il riff di chitarra assomiglia molto a quello di “Circle” degli Slipknot e anche le tematiche riprendono quelle della canzone di “Vol. 3”. Mai il protagonista del brano avrebbe voluto che la sua metà si trovasse da sola nelle tenebre. Ma come ci è finita lì? La colpa è solo del protagonista stesso che, dopo una litigata presumibilmente, l’ha condannata a vagare nelle tenebre della disperazione (o della morte, chi lo sa). I ritmi freddi e pungenti accompagnano magnificamente questo brano dalle sonorità ambient e alternative.
Misery In Me” è forse la più metalcore delle canzoni di questo album. Avete presente quei videogiochi di motocross dei primi anni 2000, per esempio, MX vs ATV ? Ecco, sono dei capolavori sia dal punto di vista della giocabilità, sia della grafica ma sopratutto come soundtrack. Un insieme di canzoni che spaziano dall’hardcore punk al nu metal ma tutte caratterizzate dal solito intro in growl e da un fantastico ritornello in clean. “Misery In Me” sarebbe davvero la canzone perfetta per un videogioco di questo tipo. Carica, potente, piacevole da ascoltare in qualsiasi momento. Una delle più belle canzoni dell’album e della band in generale.
Se, invece, ci siamo stancati del solito sound alternative, “Broken” riprende le sonorità di “Walk With me in Hell” o di “Hourglass” dei Lamb of God. Non si finirà mai di lodare il clean lead di Labonte, tra i migliori nella scena groove metal moderna. Il drop, poi, è così ben fatto che nessuno può evitare di fare headbanging ascoltandolo.
Just Tell Me Something” e “I Meant What I Said” sono due classici brani in stile alternative metal. Malgrado l’apporto nel primo dei due di Danny Worsnop, gli All That Remains non sono riusciti ad uscire dall’anonimia di questi due brani. Della serie, ascoltando l’intero album, le due canzoni in questione vengono sorvolate. Non vi è particolare virtuosismo strumentistico o vocale. Restano due canzoni molto apprezzabili per carità, ma rischiano di allungare forse troppo il brodo complessivo di un album niente male.
Terminiamo con la traccia omonima dell’album. Si prova una sensazione simile solo con “Boots and Blood”, un riff potente di batteria, chitarre droppate e un growl, per quanto possa essere descritto in tale maniera, assolutamente pulito. Un ritmo simile a quello dei Mudvayne in canzoni come “Happy?” o “Determined” in stile nu metal trova rinnovo in sonorità moderne in stile Lamb of God o, perché no, Beartooth. Una canzone che conclude al meglio un album molto ben costruito.
Certo, alcune sonorità sono state già sentite dai più esperti e alcune canzoni più lente potevano anche risparmiarsele ma, alla fine di tutto, l’album è davvero fenomenale. Non è facile trovare del metal moderno ben fatto come questo, la critica mondiale è stata molto positiva e anche la nostra è molto buona. Consigliato.

Voto recensore
8,5
Etichetta: Razor & Tie

Anno: 2018

Tracklist: 01. Fuck Love

02. Everything’s Wrong

03. Blood I Spill

04. Wasteland

05. Alone In The Darkness

06. Misery In Me

07. Broken

08. Just Tell Me Something (feat. Danny Worsnop)

09. I Meant What I Said

10. Victim Of The New Disease
Sito Web: https://www.facebook.com/allthatremains/

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