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All That Remains – Recensione: Madness

Prosegue l’alleggerimento della zavorra da parte degli All That Remains, gruppo nato nel filone metalcore che già dall’ultimo “The Order Of Things” aveva mostrato una sterzata verso un genere più leggero, dalle parti del metal cosiddetto “moderno”. Il nuovo “Madness” riesce addirittura ad essere ancor più radio-friendly del precedente lavoro in studio, affidandosi a dodici brani (veramente troppi, vista la proposta) che sinceramente fanno rimanere un attimo storditi per la natura della proposta.

 “Safe House”, posta in apertura, può far ben sperare in virtù di riff e carica, un suono deciso, il breakdown e un lungo feedback in chiusura, subito però azzerato – in termini di cattiveria – dalla title-track costellata di effetti elettronici disturbanti, chitarroni, pianoforte e assoli senza mordente, facendo capire che gli All That Remains cercano il ritornello facile, con voce pulita, in grado di piacere a grandi e piccini; purtroppo questo è il minimo comun denominatore di “Madness”, che riesce a sconfinare nel synth pop con “Nothing I Can Do” e addirittura nel radio rock di “If I’m Honest”, onesta sì ma indistinguibile da una miriade di altre proposte simili provenienti da gruppi deliberatamente dediti al genere. “Halo” prova a iniettare una dose di cattiveria ma si tratta di un effetto placebo che maschera una zuccherosità da grande pubblico; troppa poca grinta anche in “Louder” e “River City”, seppur con qualche sprazzo di pesantezza in più (i cori nella prima e certi passaggi più tonici nella seconda), parzialmente risollevate da “Open Grave”, probabilmente il brano migliore del lavoro che precede  “Far From Home”, più corale e pulita, e l’acustica (a questo punto prevedibilmente immancabile) “Back To You”, in grado di far tornare nubi scure. Finale leggermente in ripresa con “Drive By”, uno scalino sopra la conclusiva “Never Sorry”.

Un lavoro che manca d’ispirazione, indeciso su che direzione prendere per riuscire ad accalappiare più pubblico possibile: non sempre le evoluzioni portano sorprese positive.

Voto recensore
5
Etichetta: Razor & Tie

Anno: 2017

Tracklist: 01. Safe House 02. Madness 03. Nothing I Can Do 04. If I’m Honest 05. Halo 06. Louder 07. River City 08. Open Grave 09. Far From Home 10. Back To You 11. Drive By 12. Never Sorry
Sito Web: http://allthatremainsonline.com/

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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