All Hail The Yeti – Recensione: All Hail The Yeti

Stoner? Whiskey Metal? Gli All Hail The Yeti, ibrido quartetto losangelino nato nel 2006, con questo debut album si pongono immediatamente sulla scena come un’ottima realtà.

Freschi abbastanza da non risultare sosia di nessuno, i quattro presentano un lavoro monolitico e compatto, un muro di suono che affonda le sue radici nel movimento stoner (innanzitutto) e nelle soluzioni sudiste di Pantera, Down e Corrosion Of Conformity, in secondo luogo, senza risultare mai banale o, come già detto, scopiazzato.

Pagato questo dazio (in “Suicide Woods” sembra di ascoltare i Queens Of The Stone Age sotto speed, in “When The Sky Falls”, un upgrade dei Pantera mentre in “Bloodguilt” una fusione tra Slipknot e Stone Sour) generazionale, quello che resta sono undici canzoni parecchio ispirate e oneste verso l’ascoltatore.

Ad esempio l’inquietante semiballad “After The Great Fire” mette in mostra tutta l’attitudine melodica della band, non penalizzando la componente prettamente aggressiva e quindi evitando di snaturare il suono “marchio di fabbrica” dei quattro californiani. Ascoltare per credere.

In definitiva questo self-titled primo album degli All Hail The Yeti, per quanto attinga a piene mani dalle lezioni dei maestri di svariati generi e sottogeneri, risulta comunque un album davvero piacevole da ascoltare e, sicuramente, da non sottovalutare per nessun motivo.

Un piccolo appunto in chiusura: con un biglietto da visita così, la band ha già un ottima presentazione. Li attendiamo, però, alla (ben più ardua) prova del prossimo disco.

Voto recensore
7
Etichetta: AFM

Anno: 2012

Tracklist:

01. Deep Creek

02. When The Sky Falls

03. Suicide Woods

04. The Weak And The Wounded (Prelude To Flames)

05. After The Great Fire

06. Bloodguilt

07. The Art Of Mourning

08. I Am Wendigod

09. Axe Murder Hollow

10. Ruby Ridge (Every Knee Shall Bow)

11. Judas Cradle


Sito Web: http://www.myspace.com/allhailtheyeti

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