Alirio – Recensione: All Things Must Pass

Al debutto internazionale per Frontiers, Alirio Netto è un cantante ed attore brasiliano con alle spalle una carriera ventennale: tra gli impegni che lo hanno coinvolto nel recente passato si potrebbero citare i Queen Extravaganza (tribute band ufficiale dei Queen, prodotta dagli stessi Brian May e Roger Taylor), le tante produzioni teatrali in terra sudamericana, i dischi solisti e quelli registrati con Khallice, Lince e Age Of Artemis e, ultima ma certamente non ultima, l’attuale attività in studio con gli Shaman per rimpiazzare alla voce lo sfortunato Andre Matos. Da un musicista con esperienze così significative ed eterogenee alle spalle, è dunque lecito aspettarsi un disco che in qualche modo ne esalti la padronanza di più generi, l’ampiezza espressiva, l’abilità nell’adattare il proprio stile a temi ed atmosfere a volte anche molto diverse tra loro. Sarà forse per questo che l’album ci accoglie con una armonica polverosa e distante, quasi a voler dare un tocco in più di rugosa e spiazzante autenticità alla canzone, all’album, al progetto. Per quanto non iper-prodotto, “All Things Must Pass” si presenta in realtà come un disco piuttosto lineare ed ordinato, tanto nelle strutture strofa/chorus/bridge quanto in una bella quadratura che fonde alla perfezione lo spirito carioca con l’hard rock di matrice nordeuropea. Difficile davvero trovare una prova del frontman brasiliano in grado di prevalere, per capacità espressa ed impegno profuso, sulle altre: non solo infatti ciascun episodio è interpretato con fare consumato e piglio convincente, ma anche la scelta dei singoli brani appare costantemente mirata, inesorabilmente azzeccata.

Grazie ad una bella chimica, in grado di rinnovarsi brano dopo brano, questo debutto ha il notevole pregio di suonare sempre fresco, vivo, brillante (“Let It All Burn”). Qualche elemento elettronico qua e là e qualche suono ambientale, così come la generale pregevolezza dei (brevi) assoli, contribuiscono alla sensazione di materia pulsante e contenuto effettivo, meritevoli della nostra attenzione anche oltre un soddisfacente primo ascolto. La band conferma a più riprese di poter declinare il rock in tante e progressive forme: dalle espressioni più scanzonate e filanti ad alcuni episodi di sorprendente e pesante oscurità (“Back To The Roots”, “You Hate”), dentro a “All Things Must Pass” ci sta un po’ di tutto e ci sta tutto bene, un po’ come quelle amiche che guardiamo con invidia perché sempre eleganti, anche quando vestite con quelli che sprezzantemente vorremmo tanto definire stracci. Senza voler svilire la qualità delle dieci tracce che compongono l’album, è la forza della sua solida ossatura a prevalere sulla qualità del singolo brano: qualunque cosa la band del cantante brasiliano decida di fare e metabolizzare, compresa qualche sortita più radiofonica (“Edinburgh”) o vagamente fusion (“I’m Still Here”), dopo pochi minuti nell’ascoltatore subentra la consapevolezza che qui #tuttoandrabene per davvero ed anche i prossimi tre minuti e mezzo scorreranno che è una bellezza. In un quadro complessivamente molto positivo non possono non essere menzionate anche un paio di ballad dignitose (“Here I Am” e “The First Time”), convincenti nello spezzare il ritmo con una orchestrazione che culla, una dolcezza non necessariamente stucchevole, un coro che con la sua ricercata ed entusiasta imperfezione aggiunge ulteriore credibilità e spessore al tutto.

Il difetto più grande di “All Things Must Pass” è che, grazie alla robustezza delle sue trame, servono appena una manciata di minuti per capire che in questa occasione ti trovi al cospetto di un album solido, compatto, piacevole all’ascolto anche quando smaccatamente derivativo (“Back To The Light”). Un prodotto che è allo stesso modo frutto di talento, apprendimento ed adattabilità, che nasce generoso dagli anni e dalle esperienze, che mantiene fresco il proprio approccio nonostante, dopo venti anni sui palcoscenici, anche un po’ di autocelebrazione sarebbe tutto sommato consentita. Perfettamente capace di colorare la sua carica rock con tinte diverse e tutte convincenti, alfiere di una duttilità stilistica che potrebbe perfino confondere, la proposta di Alirio fotografa con un misto appagante di cuore e classe lo stato di salute di un genere che, pur rimanendo fedele a se stesso, continua a scoprire nuove forme espressive, nuovi inediti incastri e – in fin dei conti – nuovi motivi per giustificare se stesso e l’incrollabile fede dei suoi fan.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2021

Tracklist: 01. All Things Must Pass 02. Let It All Burn (Feat. Hugo Mariutti) 03. Here I Am 04. Back To The Roots 05. The First Time 06. Edinburgh 07. Back To The Light (Feat. Andria Busic) 08. I'm Still Here (Feat. Ivan Busic) 09. Grey (Feat. Arnel Pineda) 10. You Hate (Feat. Alberto Rionda)
Sito Web: alirionetto.com

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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