Agent Steel – Recensione: Alienigma

Non hanno mai raggiunto un livello di fama esaltante, ma gli Agent Steel rappresentano un segmento indimenticabile di quella scena americana che nella decade degli ottanta ha rappresentato al meglio l’evoluzione del suono nato qualche anno prima in Gran Bretagna. Autori di dischi seminali come “Skeptic Apocalypse” e il magistrale “Unstoppable Force” gli AS hanno fatto il loro ritorno ormai da qualche tempo sulla scena mondiale e senza sbagliare un colpo. “Alienigma” è solo l’ennesima dimostrazione della personalità e della forza espressiva della band, un lavoro che contiene tutte le peculiarità che rendono la band riconoscibile fra mille e che allo stesso tempo porta la violenza esecutiva ad un livello più elevato garantendo al suono di restare al passo con i tempi. Di fatto si tratta di un accorgimento quasi banale, visto che la struttura delle composizioni non si discosta da quello che eravamo abituati ad ascoltare se non per alcuni momenti in cui viene aggiunto un groove più moderno, ma il risultato funziona dannatamente bene ed il confronto diventa impietoso se mettiamo questa uscita vicino a tanti esponenti del piatto thrash/core moderno. Non ci sono discussioni, questo stile è nato per dare il meglio quando il suono è potente ma distinguibile, la tecnica è messa al servizio delle composizioni, ci sono chitarristi in grado di fare assoli, e c’è un singer che canta linee melodiche con una direzione personale. Tutte caratteristiche che la band di Garcia consegna all’ascolto con la solita cura e professionalità, non mostrando nessun cedimento per l’intera durata del disco. Fascinoso, come sempre, il contesto lirico: song dal significato enigmatico permeate dalla particolare mistica aliena che già avevamo apprezzato sui due album precedenti. Gli Agent Steel sono una delle tante certezza della storia del metal, gli altri possono solo aspirare al loro livello.

Voto recensore
8
Etichetta: Mascot / Edel

Anno: 2007

Tracklist:

01. Fashioned From Dust

02. Wash The Planet Clean

03. Hail To The Chief

04. Liberty Lying Bleeding

05. Hybridized

06. Extinct

07. Wormwood

08. W.P.D. (World Pandemic Destruction)

09. Tiamat's Fall

10. Lamb To The Slaughter


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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