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Alice Cooper – Recensione: Paranormal

Un ritorno con i fiocchi quello del vecchio zio Alice. Come successo anche ad altri grandi della storia che, una volta liberati da obblighi commerciali, si sono ritrovati a dar sfogo alla propria voglia di scrivere e pubblicare musica per il gusto di farlo, anche il buon Mr. Cooper ci regala un lavoro genuino e brillante, sicuramente tra i migliori di quest’ultima parte di carriera. In questo caso siamo poi di fronte a quello che è possibile definire “l’uovo di Colombo” dell’ispirazione artistica. Come riuscire ad essere ancora creativi e prepotentemente credibili alla soglia dei 70 anni? Andando a calpestare un terreno ben noto e concentrandosi esclusivamente sulle canzoni, senza minimamente interessarsi a mode o tendenze.

Il risultato è un classico moderno, un disco capace di emozionare e coinvolgere dall’inizio alla fine con una facilità e una leggerezza propria sola dei migliori. Il singolo “Paranoiac Personality” aveva aperto i giochi, andando a riproporre l’adagio ritmico e l’atmosfera di una vecchia hit come “Go To Hell”, facendo subito intendere che la decisione di tornare a lavorare, anche se solo per qualche brano in studio e per alcune date del tour in UK,con i membri della vecchia Alice Cooper Band, potrebbe aver influito su questa rinata voglia di classic rock vibe.

Il feeling delle canzoni è infatti volto a riscoprire e, in parte, a ripercorrere lo stile che negli anni settanta ha reso famosa la band (in questo la presenza del produttore Bob Ezrin è una garanzia). Non c’è però dietro un concept o anche solo un filo conduttore univoco, visto che le singole canzoni sono decisamente diverse tra loro, risultando quasi una compilazione di toni e sfaccettature cangianti, ma sempre e comunque facenti riferimento all’immaginario che una figura potente come quella di Alice Cooper è in grado di evocare.

La title track che apre il disco è infatti la classica dark tale, colma di atmosfera e dal retrogusto horror, ma anche una song molto ben costruita e suonata. “Dead Flies” è invece più rock e d’impatto, perfetta per aprire i concerti, mentre “Fireball” ci porta addirittura verso lidi dal taglio psichedelic-rock… cantata con una voce filtrata che rende l’insieme a metà tra Hawkwind e Queens Of The Stone Age.

Saltando di palo in frasca ci troviamo prima al cospetto della citata “Paranoiac Personality” e poi ad ascoltare una song di puro rock americano come “Fallen In Love”, caratterizzata dalla presenza di Billy Gibbons alla chitarra che trasmette al brano un taglio fortemente bluesy (ma inteso a la ZZ Top ovviamente).

Dynamite Road” è un altro piccolo classico, con Alice che declama i propri versi da poeta maledetto sopra ad un tappeto sonoro dall’anima rock, spezzato in modo magistrale da un assolo spettacolare. Al contrario, la successiva “Private Public Breakdown” è forse il brano meno riuscito, fin troppo generico sia nel riff portante che nella linea vocale. Ci si riprende però subito, con i fiati messi in apertura di “Holy Water”, uno splendido pezzo che ha tutto ciò che ci si aspetta dal nostro: ironia, spirito goliardico, un pizzico di nastiness, un coro orecchiabile e un ritmo trascinante.

Se poi “Rats” è un buon rock n’ roll dallo spirito che più classico non si può, il finale di “The Sound Of A” è ancora una volta ben calato nei meandri del rock a cavallo tra sessanta e settanta, con un incipit quasi pinkfloydiano e una melodia vocale avvolgente. Un brano affascinante e atipico che chiude il cd 1 in modo favoloso.

Arrivano poi le bonus, tra tutte le due tracce composte e suonate con Dunaway, Bruce e Smith, “Genuine American Girl” e “You And All Your Friends”. In questo caso lo stile è davvero molto prossimo alle vecchie uscite degli anni settanta, ma il fatto che i due brani, se pur gradevoli, siano forse i meno interessanti del lotto, lascia intendere che si tratti più che altro di un tributo alla carriera e un modo per creare interesse intorno all’evento che si concretizzerà con le date inglesi del tour.

Paranormal” si conclude poi con sei brani registrati dal vivo di recente, ma in generale è un lavoro che raccoglie canzoni che potrebbero anche essere state composte più o meno intorno al 1975, ma che, magicamente, non suonano poi così fuori dal tempo neanche oggi. Se non è un centro pieno questo…

Voto recensore
8
Etichetta: earMUSIC

Anno: 2017

Tracklist: 01. Paranormal 02. Dead Flies 03. Fireball 04. Paranoiac Personality 05. Fallen In Love 06. Dynamite Road 07. Private Public Breakdown 08. Holy Water 09. Rats 10. The Sound Of A 11. Genuine American Girl 12. You And All Of Your Friends 13. No More Mr. Nice Guy 14. Under My Wheels 15. Billion Dollar Babies 16. Feed My Frankenstein 17. Only Women Bleed 18. School’s Out

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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