Alfahanne – Recensione: Atomvinter

Rock apocalittico, rock da fallout nucleare, con uno spettro che si aggira costantemente nelle nove canzoni di “Atomvinter” degli Alfahanne.  Niente confronto con i giganti dello scan-rock, perché qui di rock ne troverete ben poco perché i cinque svedesi puntano su suoni freddi e decisamente poco festosi.

“Atomvinter” per i cinque di Eskiltuna è un nuovo capitolo, che segue “Det Nya Svarta”, e la band capitanata da Pehr Skjoldhammer (Vinterland e Maze of Torment nel suo pedigree) cerca di trascinare l’ascoltatore in uno scenario degno di un inverno nucleare, tetro e senza speranza.

“Atomvinter” (con Hoest dei Taake), “Sluten Cirkel” e “En Tight Knut” tra le migliori del disco, ma a conti fatti il disco non decolla mai del tutto, né dal lato rock né da quello black rimanendo un Frankenstein senza fulmini. Buona l’idea, buona la sensazione, ma sembra tutto piuttosto superficiale e poco sviluppato nei 40 minuti circa di esperienza.

Ci sono poi dubbi tra le note, come per esempio una produzione forse un po’ troppo caotica ed una voce decisamente troppo, ma probabilmente più funzionale nelle intenzioni del gruppo.

Terza fila, difficilmente i gomiti trasporteranno gli Alfhanne in posti più al sole. Per chi ama gli ibridi un ascolto può convincere. Per tutti gli altri passate tranquillamente oltre.

Etichetta: Indie Recordings

Anno: 2019


Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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