Alestorm – Recensione: No Grave But The Sea

Probabilmente con “No Grave But The Sea” gli scozzesi Alestorm mettono a segno il loro album (il quinto) più demenziale dal punto di vista dei testi ma al contempo molto curato sia per gli arrangiamenti sia per l’impatto che l’ascolto trasmette all’ascoltatore; il leader della band Christopher Bowes, cantante e tastierista, sa benissimo cosa si aspetta un fan del gruppo e glielo confeziona al meglio nelle dieci tracce del nuovissimo lavoro: ritmiche arrembanti e divertenti, mai troppo ripetitive; momenti di follia pure come gli effetti sonori di un gioco da pc all’inizio di “Mexico”; aperture sinfoniche, cori ben costruiti ed una buona dose di folk.

Tornando ai testi passiamo da riferimenti letterari quali quelli presenti in “Treasure Island”, vagamente ispirata al capolavoro di Stevenson, alcune song che evocano le tematiche di ricerca di libertà e scoperta dell’ignoto tipiche del pirate metal in “No Grave But The Sea” o “To The End Of The World”. Detto questo aggiungiamo che in questo album trionfano i testi demenziali e c’è solo l’imbarazzo della scelta da citare; passiamo dal tizio che entra in un bar della Turingia per bere una birra di “Bar Und Imbiss” alla storia del giustamente incazzato tipo che si trova cinque uncini in una mano in “Rage Of The Pentahook” per concludere con l’eccessiva “Fucked With An Anchor” il cui titolo già fa ben capire quale sia l’argomento trattato.

Dal punto di vista musicale l’opener “No Grave But The Sea” si presenta come la consueta ed azzeccatissima cavalcata “pirata” mentre il singolo (da cui è stato tratto il solito divertentissimo video) “Mexico” è un brano che colpisce dal primo ascolto e conquista subito ed ancora “Man The Pumps” e “Treasure Island” sono due song più lunghe ed epiche arricchite dall’intervento delle tastiere di Bowes e di Elliot Vernon (anch’egli singer).

D’altro canto non mancano le sorprese; citiamo ad esempio “Alestorm” (brano autointitolato dai nostri alla quinta release… cosa davvero inusuale) che propone dinamiche più estreme compresa una linea vocale quasi growl che si intreccia con quella di Bowes. Abbiamo poi “Rage Of The Pentahook” (che sembra una canzone da taverna accelerata), “Fucked With An Anchor” (sono presenti anche interventi di chitarra acustica) e “Bar Und Imbiss” in cui l’elemento folk primeggia.

Complessivamente “No Grave But The Sea” si propone come l’album più demenziale dei nostri ma allo stesso tempo ci consegna una band sempre più matura ed in grado di proporre un lavoro che rasenta la perfezione per la modalità di sound che gli amanti di questo stile ricercano.

Voto recensore
7
Etichetta: Napalm Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. No Grave But The Sea 02. Mexico 03. To The End Of The World 04. Alestorm 05. Bar Und Imbiss 06. Fucked With An Anchor 07. Pegleg Potion 08. Man The Pumps 09. Rage Of The Pentahook 10. Treasure Island
Sito Web: http://www.alestorm.net/

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