Alazka – Recensione: Phoenix

E’ molto bello ascoltare debutti come questo “Phoenix”, primo full length dei tedeschi Alazka, che sa già di maturità artistica nonostante la giovanissima età discografica della band.
La proposta musicale degli Alazka unisce il cantato in scream di Tobias Rische a quello pulito ed emozionale all’ennesima potenza di Kassim Auale, amalgamando una forza sonora che si sprigiona da ogni brano ad una ricerca melodica azzeccatissima e mai banale e a momenti onirici che smorzano la tensione dei pezzi.

A partire dalla breve intro “Echoes”, la band di Recklinghausen riesce ad accattivare con sonorità orecchiabili, ma non scontate pur nella loro spesso spiccata malinconia, e allo stesso tempo non manca di colpire l’ascoltatore dritto allo stomaco con passaggi davvero heavy.
Sarà forse la qualità vocale di ogni brano che aggiunge un tocco di fascino in più alle tracce, lo studio strutturale che mette al posto giusto al momento giusto ogni riff di chitarra e ogni intermezzo quasi ambient, ma brani come “The Witness” o il più arioso “Everglow” non possono passare inosservati.
Tutti i pezzi del disco possiedono dei risvolti nascosti che necessitano di più ascolti per essere compresi e interpretati al meglio, ma se c’è qualcosa che non manca mai è la passione, che trasuda da “Phoenix” minuto dopo minuto. E così la title track rivela ancora una volta una commistione bilanciata tra aggressività e un ritornello tra i più catchy dell’intero album.
In ogni dove fanno capolino passaggi strumentali che ricordano alcune recenti produzioni di band come gli Anathema: certo, non siamo allo stesso livello di raffinatezza e maturità stilistica, ma le basi ci sono tutte.
Lo si nota in “Everything”, che potrebbe essere una hit da radio eppure è molto di più, quasi un viaggio emozionale nella sua apparente accessibilità, che si apre in un assolo finale dall’alto profilo hard rock.
Più sfacciatamente accattivanti le successive “Hearts Of Gold” e “Legacy”, mentre tra le prove migliori del disco non si può non citare l’ottima “Empty Throne”.

Se una pecca si può trovare in questo primo album degli Alazka è una certa ripetitività di stilemi e tonalità, che rende i brani a volte fin troppo omogenei, tanto che alcune tracce finiscono per diventare difficilmente identificabili e troppo simili tra di loro.
Tutto sommato, però, ci troviamo di fronte ad un prodotto sicuramente interessante e a cui vale la pena dare una possibilità, superando facili pregiudizi legati al genere proposto dagli Alazka; a dispetto delle mode del momento, questi ragazzi tedeschi sembrano avere le carte in regola per affinare il loro sound quel tanto che basta per ritagliarsi uno spazio nella scena musicale alternative europea.

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Voto recensore
7,5
Etichetta: SharpTone Records / Arising Empire

Anno: 2017

Tracklist: Tracklist - 01. Echoes 02. Ghost 03. Empty Throne 04. The Witness 05. Everglow 06. Ash 07. Phoenix 08. Everything 09. Hearts of Gold 10. Legacy 11. Blossom 12. Fading Flame
Sito Web: https://www.facebook.com/alazkaofficial/

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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