Akercocke – Recensione: Renaissance In Extremis

Sono passati ben dieci anni da “Antichrist” e ormai le speranze di poter ascoltare un nuovo album degli Akercocke erano vane, soprattutto dopo lo split avvenuto nel 2012. A sorpresa, i londinesi tornano in questo 2017 con “Renaissance In Extremis”, album dal titolo altamente significativo. Il chitarrista/vocalist Jason Mendonça riunisce parte della line-up originale, con David Gray alla batteria e Paul Scanlan alla seconda chitarra, completando la formazione con Nathanael Underwood al basso e Sam Loynes alle tastiere.

Autori nei primi 2000 di alcuni dischi che letteralmente rivoluzionarono la scena estrema (citiamo “Choronzon” del 2003), gli Akercocke seppero seguire le tematiche sataniste e faustiane del black metal con assoluta originalità, differenziandosi grazie al loro affascinante ibrido musicale d’avanguardia e anche attraverso quell’immagine da gentiluomini d’epoca vittoriana che nulla aveva a che vedere con borchie e war paint. “Renaissance In Extremis” non può e non deve essere paragonato a quel periodo, l’album riprende le sonorità orientate in modo più sensibile al prog di “Antichrist” ma nel complesso funziona benissimo e si adatta alle esigenze di un mercato sempre più frammentario.

Non stupiamoci dunque se il discorso riprende esattamente dove si interrompeva in precedenza (parte delle tracce risalgono infatti al periodo precedente lo scioglimento) e dunque la band continua ad esplorare i lidi della sua particolare visione progressiva del black/death metal, lasciando che soluzioni d’avanguardia arricchiscano ulteriormente il sound. Il singolo “Disappear” è già rappresentativo di quanto detto, nel suo alternare parti di death tecnico ad aperture prog ariose e mai troppo complesse, facendo salire sugli scudi la voce di Mendonça, che passa con disinvoltura dalle grunt vocals a un pulito soffuso e malinconico.

Ottimi i dialoghi tra le due chitarre, che spesso si prodigano in assoli avvincenti e dipingono linee portanti potenti e di presa, mentre i tappeti di tastiera assicurano una continua dose di melodia posandosi spesso anche nelle parentesi brutali. Gli Akercocke forse non contano più su di un fattore sorpresa assoluto, ma la qualità è sempre su livelli saldamente sopra la media. Tra i brani più rappresentativi citiamo “First To Leave The Funeral”, episodio sincopato e dagli innumerevoli cambi di intenzione dove l’alternanza tra le due anime è costante. Ottimo il finale, un arioso duello tra le chitarre e la tastiera.

“One Chapter Closing For Another To Begin” (ancora un titolo che al meglio dà l’idea del ritorno) è una semi-ballad costruita su una melodia drammatica e lacrimevole, che non rinuncia a parti black e sovra incisioni vocali screaming/pulito ma si mantiene su toni crepuscolari e delicati. Gli Akercocke calano l’asso nella conclusiva “A Particularly Cold September”, una suite dove entrano in gioco numerosi elementi d’avanguardia, nel suo accogliere un fumoso jazz guidato dal sax e accelerazioni slayeriane.

Nonostante il decennio di stacco, gli Akercocke tornano con le idee chiare e molte frecce al proprio arco. “Renaissance In Extremis” non deluderà la fan base e potrà interessare anche a chi ancora non conosce lo strano quintetto.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Peacevile Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Disappear 02. Unbound By Sin 03. Insentience 04. First To Leave The Funeral 05. Familiar Ghosts 06. A Final Glance Back Before Departing 07. One Chapter Closing For Another To Begin 08. Inner Sanctum 09. A Particularly Cold September
Sito Web: http://www.akercocke.co.uk/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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