Ajattara – Recensione: Lupaus

A sei anni di distanza da “Murhat”, tornano gli Ajattara di Pasi Koskinen. L’ex Amorphis e Shape Of Despair riprende in mano il suo progetto personale dopo uno iato tra il 2012 e il 2016 con un nuovo studio album, l’ottavo, dal titolo “Lupaus”. Ci togliamo subito il dente? Facciamolo. La prova dei redivivi Ajattara nulla aggiunge e nulla toglie a una band da una discografia di valore medio, sempre molto onesta negli intenti e dignitosa ma che nei suoi ormai 21 anni di carriera non è mai stata autrice di un disco in grado di superare lo scoglio del tempo.

“Lupaus” segue la stessa sorte, pur essendo un album suonato con tutta la competenza del mestierante, ben prodotto e con alcuni highlights. Rispetto al precedente “Murhat”, dove i nostri bazzicavano incerti i lidi dell’extreme metal moderno, “Lupaus” riprende in buona parte le sonorità black metal da cui gli Ajattara si originano, ferme restando alcune soluzioni melodiche che rendono l’ascolto appetibile anche per chi non mastica soltanto il sound più intransigente.

Sorvoliamo sui tanti, troppi clichè lirici (viva viva il Satanasso, protettore dell’anima mia) e concentriamoci sulla musica. Si parte in quarta con “Saatan Sinetti”, a tutti gli effetti l’unico brano dove l’esecuzione punta sulla velocità, chitarre e sezione ritmica creano un muro di suoni e la voce è costantemente in screaming. Il resto dell’album predilige invece i mid-tempos, a volte dal flavour epico, altre semplicemente spezzati da rallentamenti che valorizzano il tono pulito del buon Pasi “Ruoja” e il continuo apporto dei synth, spesso memori della lezione impartita dalla psichedelia dei ’70 e interessanti nel contesto.

Quanto basta a rendere gli anthemici brani “Suru”, “Ave Satana” e la stessa “Lupaus” dei buoni esempi di genere, arricchiti da un refrain fiero e dalle aperture epiche, nonchè linee melodiche inaspettatamente “accattivanti”. Certo non vi è un’oncia di originalità, ma chi predilige il black metal in vesti accessibili e annovera tra i suoi ascolti i principali esponenti della sua ala melodica, non faticherà ad apprezzare.

L’ennesimo album ben realizzato pur con qualche macchia degli Ajattara, una band competente ma che purtroppo non riesce a piazzare un affondo.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Svart Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Saatanan Sinetti 02. Ristinkirot 03. Suru 04. S.I.N.Ä. 05. Amen 06. Ave Satana 07. Uhrilahja 08. Lupaus 09. Machete
Sito Web: http://www.ajattara.fi/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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