After The Burial – Recensione: Dig Deep

Quinto album, quarto su Sumerian Records, per gli After The Burial, gruppo metalcore/djent che giunge a questo nuovo traguardo dopo la tragedia dell’anno scorso relativa all’ex chitarrista Justin Lowe: nove pezzi per esorcizzare il tutto e procedere guardando avanti, questo è “Dig Deep”.

La partenza con “Collapse” è un assalto frontale djent, con un assolo suggstivo e una parte finale più secca ritmicamente e che va a delineare la linea generale di questo album: si prosegue con “Lost In The Static”, dall’ottimo riff iniziale e con le parti chitarristiche che emergono dalla ritmica, perfettamente organiche rispetto al resto, e con “Mire”, un inizio trionfale di note bassissime, spettri di Meshuggah, un’accelerazione nervosa e una parte centrale più assoggettata alla forza ritmica.

I primi tre brani in effetti esacerbano le atmosfere più cupe e pesanti, ottimamente guidate dalla voce di Anthony Notarmaso: “Deluge” fa entrare in scena la vena più melodica (ricorda certe cose degli Unearth di “III: In The Eyes Of Fire”) che non fa di certo calare il tiro con cui gli After The Burial suonano e che prosegue col pezzo più orecchiabile di “Dig Deep”, ovvero “Laurentian Ghosts” che dopo un inizio acustico di arpeggi chitarristici vive di un equilibrio melodico ma muscolare e comunque di stampo djent.

Per chi storce il naso di fronte alla parola metalcore e la associa a inserti synth pacchiani e variazioni con voci pulite: qui non c’è praticamente traccia di tutto ciò e si procede spediti su binari violenti e con una certa dose di personalità come nell’incipit di “Catacombs” fra innesti melodici di scale,aperture acustiche e piogge di armonici artificiali sincopati e un susseguirsi di fraseggi ascendenti e discendenti che abbracciano l’ascoltatore dando un senso di rotondità sonora alla canzone (complice anche l’ottima produzione presente in tutto l’album); inizio al fumicotone, più metalcore classico, per “The Endless March“, che vive di accelerazioni, break old style e raddoppi di batteria seguiti da un immancabile breakdown e da un doppio ricamo di chitarre in tapping, prima di lasciare la conclusione a “Sway Of The Break”, di nuovo sulla via melodica e con tempi dispari ma che man mano acquista cupezza verso la fine.

Un’ottima prova, questa degli After The Burial, che nonostante le ridondanze del genere (sulle quali arrivano sempre gli anatemi dei non appassionati) riesce a farsi riascoltare con piacere e a convincere totalmente: avanti senza paura, verso il futuro, nonostante le ombre che a volte si presentano sul percorso.

After The Burial - Dig Deep

Voto recensore
7,5
Etichetta: Sumerian Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Collapse 02. Lost In The Static 03. Mire 04. Deluge 05. Laurentian Ghosts 06. Heavy Lies The Ground 07. Catacombs 08. The Endless March 09. Sway Of The Break
Sito Web: https://www.facebook.com/aftertheburial/

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login