Aevangelist – Recensione: Matricide In The Temple Of Omega

La maturazione definitiva pareva nell’aria già da qualche tempo e questa volta gli Ævangelist non deludono le aspettative. Il two-piece taglia il traguardo del sesto album in studio, il secondo uscito nell’anno in corso (produttivi, non c’è che dire) e confeziona un’opera da ricordare.

Attenzione, la band non modifica di troppo i suoi tratti caratteristici. “Matricide In The Temple Of Omega” ci impone un’ora abbondante di black/death cacofonico, disturbante, eccessivo. Eppure, nel caos musicato da Matron Thorn e Ascaris c’è una grande vitalità, una violenza ragionata che trasforma questo caos in ordine perfetto. Il disco riprende i costrutti geometrici dei Deathspell Omega e degli australiani Portal, eppure si può parlare di progressive solo in un senso molto lato. Interviene la noise, rumori industriali aggressivi che chiamano in causa Anaal Nathrakh e The Axis Of Perdition, acts di cui gli Ævangelist hanno raccolto i semi elaborando poi un sound distintivo.

“Æon Death Knell” è un brano onirico, fuorviante con i suoi echi di psichedelia, incastonati in un corpo sonoro frastornante e potentissimo. Dapprima veloce e solcato da cascate di riff, si trasforma in un pezzo fangoso e lento, il cantato belluino lascia dunque spazio a tonalità recitanti. La parti di chitarra restano impostate sulla velocità, ma si aprono squarci melodici e un anarchico sax entra per condurci verso il finale.

Le grunt vocals di “Omen Of The Barren Womb” guidano le sorti del brano più maligno del lotto, quasi grottesco nella sua violenza, eppure affascinante. Infatti, l’accoppiata “The Sonance Of Eternal Discord” e “Serpentine As Lustful Nightmare” aprono a paragoni con gli Arcturus, tra ritmi arabeggianti, di nuovo il sax e il rincorrersi tra la voce baritono e quella femminile, che si adagia sulle melodie mediorientali. Sempre inserite nel caos sonoro della band.

L’album chiude con “Ascending Into The Pantheon”, un incubo lynchiano di 18 minuti di intersezioni cacofoniche, anarchia in cui trovano posto vocalizzi femminili e cori monastici, inglobati in una cellula elettronica.

La libertà espressiva e la fisicità degli Ævangelist, sembrano ormai non avere più limiti.

Voto recensore
8
Etichetta: I, Voidhanger Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Divination 02. Æon Death Knell 03. Omen Of The Barren Womb 04. The Sonance Of Eternal Discord 05. Serpentine As Lustful Nightmare 06. Ascending Into The Pantheon
Sito Web: https://www.facebook.com/aevangelist.official/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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