Adversor – Recensione: The End Of Mankind

A soli due anni di distanza dal disco di debutto “Rise To Survive”, uscito nel 2016, i veneti Adversor tornano all’attacco con “The End Of Mankind”. Forti dell’esperienza ottenuta calcando numerosissimi palchi italiani e soprattutto europei, la band affina tecnica e sonorità per questa nuova prova discografica, pubblicata nuovamente sotto l’egida della fidata Punishment 18 Records, solido appoggio per la scena thrash nostrana (e non solo). Benché si tratti solo del secondo disco, il quartetto veronese ha già una certa pressione sulle spalle, dal momento che l’album d’esordio, l’attitudine e le capacità mostrate durante l’incessante attività live avevano creato non poche aspettative nella scena italiana.

Come già dimostrato in “Rise To Survive”, salvo sporadici passaggi di ispirazione americana, gli Adversor abbracciano sonorità quasi esclusivamente teutoniche, con chiarissimo riferimento a band quali Sodom e soprattutto Kreator, che sembrano rappresentare il punto di riferimento assoluto per quanto riguarda composizione e linee vocali.
In “The End Of Mankind” le superiori capacità musicali del giovanissimo quartetto si sposano con una produzione migliorata e diligente: i suoni sono diretti e ben definiti, le chitarre secche e taglienti, la voce di Dado è non solo aggressiva ma precisa e potente, mentre il basso di Ema sostiene il tutto, talvolta imponendosi sapientemente sulle chitarre diventando il vero protagonista. La sessione ritmica di Jacopo è veloce e martellante, seppur di tanto in tanto sfugga qualche imprecisione o risenta di un mixaggio non sempre al pari degli altri strumenti. Ma leggere imprecisioni e qualche sbavatura non intaccano certo il risultato finale di questo disco né tantomeno sembrano impensierire i membri della band che procedono dritti per la propria strada seminando morte e distruzione.

Ad aprire le danze è “Psychotropic Nightmare” che senza preavviso colpisce in pieno volto dal primo all’ultimo secondo regalandoci una visione d’insieme di quello che ci aspetta in seguito. Tocca poi a “The Fall Of The Empire (We Must Unite)”, rabbiosa e matura allo stesso tempo e che insieme a “Ignoble Blackmail” e “The Cult Of Apocalypse” offre i migliori passaggi di basso dell’intero album. “Evil Impulse” e “Poisoned Lymph” non lasciano scampo e ci sembra di tornare indietro nel tempo fino a “Pleasure To Kill” con ritmi assassini, riff fulminei, senza fronzoli e uno scream instancabile; il tutto condito dagli assoli della chitarra di Filippo, sempre precisi ed espressivi. La strumentale acustica “…On Death And Dying” spezza il ritmo incalzante dell’album e ci permette di riprendere fiato prima della sfuriata finale. Dopo un breve intro melodico “Eternal Damned” si mostra per quello che è: nient’altro che un’altra mazzata senza pietà. Ci imbattiamo infine in “Museum Of Suffering” e nella title track “The End Of Mankind” che, seppur rivelino qua e là sonorità di matrice statunitense, nel complesso non intendono spostarsi di una virgola da quanto detto e fatto precedentemente.

L’album funziona, la band ha ottime capacità e il giusto spirito e sembra non volersi fermare qui, a dimostrazione del fatto che tra le giovani leve c’è ancora chi ha voglia e grinta per provarci. I fan apprezzeranno sicuramente come il disco riesce ad esprimere in chiave moderna un forte spirito nostalgico ottantiano, il cui unico difetto può soggettivamente sorgere qualora l’ispirazione eccessiva rischi di diventare emulazione. Gli Adversor non hanno tuttavia deluso le aspettative e si confermano come una delle realtà italiane più interessanti e promettenti, soprattutto a fronte della loro giovane età che lascia senz’altro presagire ben altri traguardi, cosa che senza dubbio gli auguriamo.

Voto recensore
7
Etichetta: Punishment 18 Records

Anno: 2018


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