Header Unit

3 Inches Of Blood – Recensione: Advance And Vanguish

Se l’heavy metal americano è un genere che ha basato il suo successo iconografico sull’eccesso, una band come i canadesi 3 Inches Of Blood rischia seriamente di avere le carte in regola per risvegliare oltreoceano l’interesse per barbari, urla di battaglia e asce bipenne. A differenza infatti di molte band europee di successo che hanno scelto la melodia classica, questi selvaggi canadesi si scagliano sullo strapotere nu metal a colpi di martello e violenza insensata. Poco cervello e nessun ammiccamento, solo assalti all’arma bianca portati con triviale brutalità. A riprova di tanta crudezza abbiamo un cantato a due voci parimenti ‘inascoltabili’ e sgraziate: una più death/screaming e l’altra più metallosa a metà tra un King Diamond storpiato e Udo. Tutto insipiente, arrogante e esaltante come ci si aspetta che sia il true metal. Una bella impressione che purtroppo non viene confermata dal procedere degli ascolti: ‘Advance And Vanguish‘ è infatti un composto caratterizzato si da materia metallica, ma meno solido di quello che potrebbe sembrare in superficie. Un polpettone che rubacchia furbescamente un po’ da ogni cesto (metal tedesco, americano, inglese, speed, thrash, etc…) nella speranza di trovare qualcosa per insaporire una pietanza essenzialmente insipida. Certo l’accoppiata Neil Kernon/Colin Richardson che mette le mani su un disco dallo spirito ‘defender’ è una novità in grado di attirare la curiosità di molti, ma la sostanza delle composizioni non è tale da superare qualche ascolto piacevole. Peccato, per un momento ci avevamo creduto anche noi.

Voto recensore
6
Etichetta: Roardrunner / Universal

Anno: 2004

Tracklist:

1. Fear On The Bridge (Upon The Boiling Sea I)

2. Deadly Sinners

3. Revenge Is A Vulture

4. Dominion Of Deceit

5. Premonition Of Pain

6. Lord Of The Storm (Upon The Boiling Sea II)

7. Wykydtron

8. Swordmaster

9. Axes Of Evil

10. Crazy Nights

11. Destroy The Orcs

12. The Phantom Of The Crimson Cloak

13. Isle Of Eternal Despair (Upon The Boiling Sea III)


riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login