Across The Atlantic – Recensione: Works Of Progress

“Works Of Progress” è il secondo album dei texani Across The Atlantic, giovane band che fa del pop punk o post hardcore che dir si voglia il proprio rifugio sicuro.
Ascoltare “Works Of Progress”, almeno nella prima parte del disco, è un po’ come fare un salto negli anni ’90, sintonizzarsi su un canale radiofonico qualunque seduti in macchina e aspettare che passino il nuovo singolo dei Blink 182.
Non stupisce che queste sonorità vadano ancora di moda, ma la vera domanda è: il panorama rock/metal ha ancora spazio per questo genere di prodotti, se non correttamente incanalati?

Nella maggior parte delle tracce di questo secondo disco, gli Across The Atlantic non risparmiano nessuno degli ingredienti che hanno segnato il successo di gruppi come i già citati Blink 182 o i Sum 41 o i Good Charlotte.
Ci sono le molte melodie cantabili, come in “Sundress Funeral” o “Chin Up”; c’è, dappertutto, una certa overproduzione dei brani, che li rende poco diretti e piuttosto artificiosi, mentre quello che ci si aspetterebbe da una band che punta tutto sull’energia sarebbe proprio una sovrabbondanza di aggressività, quella dura e pura; ci sono le parti in scream, che nella opener Playing For Keeps sembrerebbero un elemento fondamentale dell’album, per poi sparire quasi del tutto (ed è un peccato) e tornare in alcuni pezzi che, come “24 Hours”, sono non a caso tra le tracce meglio riuscite di “Works Of Progress”.

La strada giusta è tutta nella seconda parte del disco, nella già citata “24 Hours” e nella successiva “Word Of Mouth”, che imboccano decisamente la strada del metalcore e lo fanno con convinzione: qualche auto-tune in meno e avremmo avuto davvero un ottimo risultato. Ci riprova anche “Self (less)”, che mostra ancora un buon mix tra melodie catchy e cantato in scream, ma la deriva è vicina e ci travolge nuovamente con “Starting Over”.
Peccato, perchè “Blind Eyes” riprende la via che, secondo noi, gli Across The Atlantic avrebbero dovuto mantenere per tutto l’album, invece di adagirasi sui toni che rispuntano nella title track conclusiva, “Works Of Progress”.

Non è che gli Across The Atlantic non dimostrino nulla di buono, dovrebbero solo fare un passo avanti e determinare più chiaramente la propria identità: per noi il cammino da seguire è quello del metalcore, ma un 6 di incoraggiamento non si può negare. Un consiglio? Meno fronzoli e più spavalderia.

Voto recensore
6
Etichetta: Sharptone Records

Anno: 2017

Tracklist: Tracklist - 01. Prelude 02. Playing For Keeps 03. Sundress Funeral 04. Cutting Corners 05. Chin Up 06. 24 Hours 07. Word of Mouth 08. Self (less) 09. Starting Over 10. Blind Eyes 11. Works Of Progress
Sito Web: https://www.facebook.com/acrosstheatlanticband/

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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