Accuser – Recensione: The Mastery

Per chi scrive il precedente album “The Forlorn Divide” era stata una gradita sorpresa e questo nuovo “The Mastery” diventa quindi un’altrettanta piacevole conferma. Gli Accuser sembrano infatti aver trovato il giusto equilibrio tra gli elementi che compongono la loro musica, rimanendo volentieri in bilico tra una proposta legata al classico thrash anni ottanta e un sound più possente, groovy e moderno, che magari farà storcere il naso a tanti puristi, ma che diventa comunque un marchio distintivo.

Tanto lo si deve alla produzione, che fa di tutto per non far suonare troppo old style anche i riff maggiormente classici come quello di “The Real World”; brano davvero eccellente che vede la band combinare melodia, riffing tecnico e aggressività come solo quelli bravi sono in grado di fare.

L’album apre però con la violentissima “Mission: Missile”, capace di portare alla mente i soliti Slayer/Sepultura, ma anche tutte quelle band più recenti che da tali maestri hanno poi saputo evolvere un sound più complesso e al passo con i tempi. In entrambi i casi molti complimenti vanno ad una base ritmica sempre superdinamica che da sola vale il costo del biglietto. Per un sound come questo la spinta giusta è fondamentale e tra basso, batteria e chitarra ritmica viene fuori un muro di suono sempre in movimento che trascina e toglie il fiato.

Come dimostrano poi i brani appena successivi “Solace In Sorrow” e “Time For Silence” gli Accuser sanno perfettamente giocare con influenze che variano dal classico thrash americano, alla solida brutalità mittel-europea, non vergognandosi di prendere qualcosa a prestito anche dalla scena svedese dei primi anni duemila. Un bel polpettone, da cui i nostri tirano fuori però una miscela micidiale e magari non definibile del tutto originale, ma comunque dotata di una buona dose di personalità (anche perché i nostri sono comunque una band che arriva dagli eighties, non va dimenticato). Difficile infatti in tante uscite di genere odierne poter ascoltare un numero così elevato di cambi di tempo e una costante ricerca melodica sia nei ritornelli che negli assoli.

Una furia che anche quando rallenta e si carica di groove, come in “My Skin” (almeno nella prima parte, visto che poi il brano accelera), non molla mai le sopracitate caratteristiche, evitando quella staticità che tante band avvezze ai mid tempo rocciosi si portano dietro.

Pur con tante variazioni sul tema, anche per le tracce successive la traccia di fondo resta la stessa, con ancora però brani davvero belli. Ad esempio “Mourning” mette in mostra una serie di assoli niente male (quasi quasi ci vengono in mente i Megadeth), ma anche una cattiveria molto anni novanta che rende quasi impossibile smettere con l’headbanging. Scapocciamento che raggiunge l’apice con la prevedibile ma velocissima “Into The Black”, tanto banale nella sequenza di riff, quanto impeccabile nel portamento da puro thrash schiacciasassi (e comunque con un break ancora una volta ricco di variazioni). La luna title track chiude la scaletta con una bella alternanza di riff solidi e assoli creativi, rallentamenti e ripartenze… quasi a fare da riassunto dell’intera proposta.

L’unico appunto magari superfluo, ma che ci viene al cuore lo facciamo invece alla copertina: il solito mostrone satanico per una volta si poteva evitare, che dei tanti cliché vetero metallici è uno di quelli che più ha stancato. Per il resto, pollice alzato e tanti complimenti agli Accuser!

Voto recensore
7,5
Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Mission: Missile 02. The Real World 03. Solace in Sorrow 04. Time for Silence 05. My Skin 06. Catacombs 07. Mourning 08. Ruthless 09. Into the Black 10. The Mastery

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login