Accept – Recensione: Too Mean To Die

Ci si chiede certamente se oggi si possa definire la versione 2021 degli Accept come credibile, essendo rimasto soltanto un membro originale della band, il chitarrista, compositore principale e caparbio mastermind Wolf Hoffmann. Anche il fido scudiero Peter Baltes ha deciso di lasciare il gruppo, sostituito dal conterraneo Martin Motnik, credibile alternativa, che ha portato anche un buon contributo compositivo con sé, affiancando così il virtuoso leader, che non si arreso ancora, sostenuto anche da una seconda fase della band, partita nel 2009 grazie all’arrivo del solidissimo singer Mark Tornillo, che ha regalato ai fans ben quattro fumanti dischi di heavy metal ruggente ed al passo con i classici del passato.

E per mister Hoffmann, gli Accept rappresentano un ideale indistruttibile, che va avanti sempre e nonostante tutto, perché, come dice il titolo del loro sedicesimo lavoro in studio, “sono troppo cattivi per morire”. Ispirandosi ai mitici Iron Maiden, ecco che ora la formazione ospita ben tre chitarristi, che renderanno il suono dal vivo certamente più denso e battagliero, ma poco condizionano il risultato finale di questo “Too Mean To Die”.

Infatti, il nuovo platter si basa sulle consuete certezze di questo periodo storico della band, la vocalità rocciosa e grintosa di Tornillo, un songwriting affidabile ma che presenta ben poche sorprese, e la consueta produzione chirurgica di Andy Sneap, sempre una garanzia di sound roboante e “pieno”. Lo stesso Wolf Hoffmann non ha certo intenzione di donare sfumature particolarmente innovative all’assalto possente degli Accept, che regala come sempre qualche piccola concessione melodica, come nell’hard rock basilare di “Overnight Sensation”, oppure nell’accorata ballata “The Best Is Yet to Come”, ben condotta da un singer che dimostra di essere intenso anche quando canta “pulito”. Come sempre, il chitarrista innamorato della musica classica, cerca di inserire questa sua grande passione in qualche assolo sparso, in alcuni arpeggi più puliti che aprono “The Undertaker” (che poi però procede alquanto piatta ed inconcludente), in “Symphony Of Pain” (leggermente più divertente e ritmata) e soprattutto nello strumentale finale “Samson and Delilah”, che potrà essere un buon intermezzo da suonare in concerto, un giorno si spera vicino. Ascoltando bene il disco, risulta notevole anche “How Do We Sleep”, una cavalcata epica ben costruita e resa ancora più magnetica, grazie ad eroici cori di sottofondo.

Non c’è veramente molto altro da dire su “Too Mean To Die”, un disco dignitoso certamente, ma ben lontano da essere considerato uno dei migliori lavori degli Accept. Farà passare tre quarti d’ora piacevoli ai fans, e nasce con l’intenzione di “alleggerire” un anno terribile per tutti noi, e questo è un sentimento lodevole. Non sappiamo però se il meglio debba ancora arrivare, ma cominciamo ad avere qualche dubbio in merito.

Etichetta: Nuclear Blast Records

Anno: 2021

Tracklist: 1. Zombie Apocalypse 2. Too Mean to Die 3. Overnight Sensation 4. No Ones Master 5. The Undertaker 6. Sucks to Be You 7. Symphony of Pain 8. The Best Is Yet to Come 9. How Do We Sleep 10. Not My Problem 11. Samson and Delilah
Sito Web: https://www.acceptworldwide.com/

Antonino Blesi

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Ascolta metal dal 1983, ha 46 anni e non vuole certo smettere. La passione vince su tutto, e sarà anche scontato, ma la buona musica non morirà mai, finchè qualcuno continuerà a parlarne ed a canticchiare un vecchio refrain....

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